martedì 6 settembre 2011

Psike presenta Conviv [io] - Convivenza con l'Io


 

CONVIV-io
23-24-25 settembre 2011
Ex chiesa San Carlo dei Barnabiti
via Sant'Agostino 23 - Firenze

ingresso libero



Bentrovati Amici,

partiamo da un assunto anni sessanta abbastanza criticato già dall’antropologo Whorf: 

“La lingua determina direttamente la rappresentazione del mondo”. 

Sostituiamo o meglio ampliamo il concetto di lingua a quello di comunicazione artistica. Cosa otteniamo? Una mostra collettiva, che si svolgerà a Firenze a fine settembre, in cui artisti provenienti da varie regioni di Italia, fra cui alcune vecchie conoscenze di questo blog, esibiranno la loro personale e unica rappresentazione mentale del Sé.

Il tema centrale è sintetizzato nelle poche righe qua sotto:

“Nascere non è una scelta.
Mentre tutto il resto è bivio, trivio, crocevia di sensazioni, emozioni, visioni. Motivazioni.
Nascere no. E’ un attimo nell’abisso, nel niente da sviluppare in materia, in vita.
Cresciamo con gli avanzi degli altri che ci nutrono, oppure troviamo becchime nelle rimanenze di magazzino di ideologie che brillano nei cieli di Utopia.
Se siamo forti ci creiamo castelli e case che sembrano nostre: usanze, abitudini, creazioni. Figli senza arterie, fermi ad età da conclave.
Nessuno ci insegna come fare, solo noi sappiamo cosa vuol dire vivere ogni secondo spalla a spalla con se stessi: quei bastardi, quei furbi, quei disturbati, quei disperati, quei romantici, quei razionalisti, quegli Umani che siamo noi.”



Le arti esposte sono molteplici, questa volta non ci siamo voluti far mancare proprio nulla: fotografia pittura, scultura, installazioni e teatro.

Le date di esposizione e l'indirizzo del luogo -la splendida chiesa di S.Carlo de' Barnabiti- li trovate nella locandina in alto.
Ingresso libero, vi aspettiamo!

lunedì 29 agosto 2011

Forgiami un artista per venerdì alla chiusura



Chi resta sulla barca
vede in ogni approdo
solo un'isola
quando è un continente
chi scende pensandolo
prende tempo
poi saluta il proprio


La manifattura rende l'uomo diverso dall'animale, l'uso di oggetti di derivazione molteplice e la ricca ridistribuzione del senso del necessario creano il superfluo: l'arte vi appartiene? Quando si quota un quadro (specie in periodi di crisi) al costante rialzo, si attribuisce a un bene non fruibile un senso materiale, un valore monetizzabile carico di profondo ottimismo. Picasso è un cattivo investimento è altissimo e anche se sale lo fa poco e per gradi, non sarà mai come l'oro. Qual è l'argento di questi anni a rischio? Dove si combinano il valore commerciale, l'arte e la soddisfazione del pubblico? Su questo punto combattono i nuovi predoni dell'arte giovanile, nessuna purezza chi produce arte spera di monetizzarla, anche il pù umile accetterebbe di buon grado di viverne. Non ci sono concerti di scultori, ci sono stati quelli di poeti, ora no, adesso dobbiamo sorbirci le vaghezze di travagli on the road, tu di che pigmalione sei, a quale stock appartieni. Opzioni senza controvaluta, chiaro non v'è un primato di una forma artistica, ma questi sono anni difficili, tremendi, non meno dei trascorsi settanta, dove sono gli artisti scomodi e ottimisti? Anni di parossistico lavoro han trasformato il sogno in una sequela di sdoganabile piattume, prima di scrivere consulto il mio ufficio legale, poi la santona, infine cambio numero di cellulare. Cosa è creare in un periodo di crisi se non scoprire costantemente che si è i ritardo con la splendida intuizione che si è avuta, in debito con la memoria e soprattutto con chi ci crede in piena ciclicità. Qui a rigore si dovrebbe iniziare con le citazioni per dare la prova di sapere il fatto proprio, di essere pronti a sostenere il carico del pensiero delle amebe; chi si arrabatta tra una Gibson scordata e pesanti tassi glicemici mi confonde con un decollo.
Proviamo con un esempio: scolpire nudi è sensazionalmente onesto. Frase anni ottanta novanta roboante e artificiale, il cervello l'interpreta prima che il corpo possa anche solo provare a pensarci. Come quando vedete qualcuno che vi piace, odorecorpomovenze. Poi si mette di mezzo la testa: non posso farcela e non ci provo! E il corpo resta lì, a metà, affamato.
Scopire nudi il legno è un conturbante mix di euforia sudore e rischio. Con quelle schegge che volano c'è da stare attenti, poi si sa quando si ha la sensazione di libertà che sconfina in liberismo, allora si bisogna stare attenti, è la volta che ci si fa male. È così pericoloso farsi male? Noi generazione di poli-etcetc siamo sempre più tutelabili, ma cosa significa rischiare qualcosa quando si ha tutto per cui non farlo? Non è forse questo il senso perverso dell'arte fine a sé stessa? Bene questa forma di arte latita da tempo. Chi la produce la cerca come un banco al mercato del proprio stordimento, chi ce l'ha la riproduce come un set di arredo bagno: vuoi un cat blu? Vedo ora è nella piana a far scorta di soppressa, se lo becchi a Central Park magari gliela butti lì.
Bon io vado a farmi mettere i punti.


Sandro Fracasso

mercoledì 13 luglio 2011

Psike intervista Elisa Anfuso


Penultimo
Ogni artista che “crea” si ispira o prende spunto da qualcosa in particolare, proveniente da quello che lo circonda o dal suo passato. Qual' è il tuo processo artistico?

Non sempre è qualcosa in particolare. Suggestioni e percezioni che spesso non ricordi nemmeno da dove provengono, si trovano a convivere dentro gli stessi pensieri, si mescolano, si confondono, sino a diventare altro. Molte cose vanno a finire nella memoria inconsapevole e si rivelano in maniera quasi irriconoscibile. Altre volte arrivano input che pizzicano chissà quali corde ed escono fuori suoni imprevedibili.








Cosa pensi dell'arte contemporanea che abbiamo al momento in Italia?

Credo che in potenza potrebbe essere un momento di grande fermento artistico per il nostro paese ma, questo potenziale, per manifestarsi in tutta la sua forza, avrebbe bisogno di un terreno più fertile, di maggiore interesse e di una maggiore apertura nei confronti di quei linguaggi contemporanei che vedo spesso arrancare e raramente procedere con passo sicuro.

La stanza di Newton


I tuoi lavori presentano quella componente di sogno lucido e ricerca di libertà, una sorta di moderna "Alice nel paese delle meraviglie", dove la protagonista (che in genere mi sembra un tuo autoritratto) conserva spesso quella componente tragica dettata dalla voglia intrinseca di fermare il tempo in qualche modo, ma la consapevolezza di non riuscirci, perché inesorabilmente cresciamo, diventando sempre più grandi rispetto alle cose che ci circondano. Questa è più una mia deduzione osservando le tue opere. Trovi riscontro in quello che riporto?
In parte si. Le sue deduzioni sono possibili sfumature. E questo mi affascina molto. La componente tragica deriva anche dall'essere costretti a rimanere in quella dimensione, dall'istinto al volo che si scontra con tutto ciò che ci tiene legati al suolo, dalla direzione dell'anima che non è sempre quella del corpo che la ospita. Forse, fermare il tempo non è così importante tanto quanto ciò che si riesce a fare nel tempo che si ha.


Non calpestare la linea rossa
Una pittura ricercata dalla matrice iperrealista si sposa con il tratto veloce e fumettista del pastello. Come sei arrivata ad associare questi due elementi contemporaneamente?

Inizialmente non è stata una scelta consapevole. Sentivo l'esigenza di differenziare delle cose, un po' come quando scrivendo utilizziamo il corsivo. Qualcosa di concreto, con un suo peso, reale e vivo, da qualcosa di immaginato, sognato, di natura diversa. Carne e pensiero. La materia pittorica densa e lucida da una parte, il segno istintivo e infantile dall'altra.




Che obiettivi ti poni per il futuro? C'è qualche esposizione o evento in particolare che avresti voluto realizzare ma non ne hai mai avuto modo?

Non ho mai programmato nulla del mio percorso artistico. Sino ad ora è stato una piacevole conseguenza di quell'urgenza che mi spinge a dipingere. E farò il  possibile affinché quest'equilibrio resti invariato anche in futuro. Spero comunque che avrò modo di concretizzare alcuni progetti fotografici sui quali ho iniziato a lavorare tempo fa e poi mi piacerebbe fare delle esperienze all'estero. Credo che il confronto sia una strada inevitabile per la crescita.



Dalla vita in su
Il giardino di Erica
























martedì 28 giugno 2011

Che poi c'è anche l'aborto volontario o spontaneo e la "conservazione"


"Nessun uomo può perdere ciò che non ha mai avuto" 
I. Walton

Per giungere ad un aborto ci deve essere imprescindibilmente un atto di creazione: voluto, cercato, capitato; subdolo, caparbio, inconsapevole.
Comunque sia l'atto , o meglio il frutto dell'atto, deve essere visto e riconosciuto, con occhi che, partendo dal nostro essere, si allargano verso il continuum formato dagli Altri, che sono la società, le persone che ci conoscono e stimano e le persone che non ci conoscono o non ci stimano.
Già! Anche un figlio reale non rimane solo un interrogativo egoistico di chi lo genera. 
Può esserlo, i casi sono molti, ma primariamente lei/lui è concepito per scindersi e giungere all'autodeterminazione: è il contesto prossimo o lontano che investe e  condiziona la scelta di partorirlo o abortirlo.
E' così diversa la scelta di un artista verso ogni sua singola opera?
Non abbiamo statistiche, né classificazioni qualitative o quantitative - fantasticamente oggettive - su quello che gli hard disk dei nostri personal computer di creativi (a tempo pieno, parziale o degli spiccioli di tempo) contengono a livello di opere abortite. 
Auto abortite spontaneamente perché esteticamente brutte, oppure troppo intime e quindi fastidiose per il nostro Io. 
Opere bocciate. Soppresse. Imprigionate in sottocartelle o in memorie esterne. Abortite dal noi razionale, ma congelate potremmo dire dall'Io ideale, emozionale.

Premere il tasto cancella è difficile, costoso a livello emotivo, perché anche da una fotografia nata male, un dipinto sgarrato, una grammatica frastagliata, un calzino appeso, può realizzarsi il senso di una parte di noi che comunica inevitabilmente qualcosa di personale ma anche di universale.
Per questo il tasto aborto è così complicato, soprattutto quando esiste il tasto congela/conserva.
E tutto rimane lì, immagine o parola, embrione geneticamente costituito, ma dal quale volendo si può mantenere ed elaborare una parte: solo il ceruleo degli occhi, la trama di una pelle vellutata, o il cervello, o un nervo.

Ma davvero il congelamento è più sensato di un aborto? 
O il tutto è solo una conseguenza degli artefatti* che la tecnologia ci mette a disposizione?





Maruska Nesti




* per artefatto intendo una creazione umana di modalità operativa/comportamentale.





Img: Awakened - D. La Chapelle


giovedì 16 giugno 2011

Brevi considerazioni dal sud-Italia


Si è conclusa da alcuni giorni la manifestazione GAF (Giovane Arte Fiera) tenutasi a Scicli (RG), dove si è potuto assistere ad un approccio nuovo all'arte contemporanea nella Sicilia Sud/Orientale, attraverso l'esposizione coadiuvata da Antonio Sarnari e dal gruppo Asterisco.


Gli elaborati di alcuni artisti invitati presentano dei presupposti che sembrano rivoluzionare la staticità artistica locale, in un paese che in realtà è ricco di fermenti e movimenti solitamente snobbati da chi di dovere.


Qualche considerazione particolare vorrei rivolgerla alle pitture su diversi supporti della giovane Giorgia La Rocca, dalla linea decisamente fumettistica;






ed a quelle dal tratto veloce ed espressionista del moldavo Catalin Pislaru, con figure che emergono da fondi asettici;






all'operato di Massimo Cataldi con il suo esercito di soldatini in maiolica sotto forma di giocatori da biliardino, come visione di una società sempre tesa a seguire solo gli schemi imposti;




od ai fili intrecciati su foto d'epoca di Rossana Taormina, tesi a legare la memoria del tempo per non lasciarla fuggire ;






fino alle incisioni "in negativo", ma dal tratto decisamente graffiante, di Veronica Zambelli










R. Vindigni

sabato 14 maggio 2011

# 1


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Lettori,
cari.
Cari poi! Neanche vi conosco, né in cuor mio vorrei conoscervi. Sono abbastanza misantropa da vivere bene con sei relazioni amicali a intervalli anche radi. Non che odi gli altri, no. Sia mai. Li rispetto io, gli altri. Va tanto di moda oggigiorno rispettare gli altri! I diversi. Vi assicuro che voi in confronto a me siete proprio diversi. Sarà per questo che soffro di dolori al fegato, la bile accumulata del rispetto. Ma, a parte ciò, accetto di iniziare questa rubrica -ancora non si sa bene se settimanale o meno- e accetto di darvi i miei occhi per vedere questo mondo che si involve in un bell’aborto di senso.
Decido seduta stante di parlarvi di ciò che più mi dà fastidio: i bambini. Questi esseri che non si sa in quale dimensione vivono, questi esseri che commuovono ogni vivente umano e in special modo le donne, che non si sa come mai si sentono geneticamente sensibili alle frignate e alle guancette rosee, nonché alla crescita delle ossa e alla regolarità intestinale.
Beh! Io ho avuto due figli e quando se ne sono andati da casa -fin troppo adulti- mi sono bevuta due bottiglie di falanghina a sera per una settimana. I figli sono insopportabili, ti rubano tutto: tempo, idee, silenzio, sesso. Ciò che ti dà vita.
Approfondiremo.
Buoni giorni.

Giannetta e Giannetta.
(la prima sono io, la seconda è il mio bastone senza cui, purtroppo, non cammino)


IMG: F. Woodman