mercoledì 1 febbraio 2012

2012. Rinascimento o medioevo?









Né ciò che da tempo mi ero legata al dito.
Non avrei dimenticato l'ombrello.
Non avrei dimenticato di fare la spesa.
La strada bruciava le sue pareti rendendo il passo confortevole
e luci paonazze ridevano dalle finestre accese
ricordando che oggi, oggi è natale.
E' oltrepassare stracci pieni di corpi ad ogni respiro gonfi,
come vele al vento.
E' muschio
su uno specchio d'acqua
sotto il cielo grigio dei tuoi occhi
e piccoli ruscelli di carta stagnola tutto intorno,
come rughe di espressione
sulla tua fronte aperta, come una roccia al sole.
Dissemino ormai quelle vecchie lire da bambina,
anche loro come i miei occhi
hanno cambiato colore.
Non avrei dimenticato il tuo nome.
Lo ripetevo sottovoce, lo urlavo disperata
quando martelli di campane schiacciavano le ore
che le dividevano dal natale.
Dal suonare.
Con allegria le cosce,
le braccia le poppe i tacchi in aria.




Stefania Rubeo

domenica 15 gennaio 2012

Le Ciccione di Yossi Loloi | Yossi Loloi's Fat Girls

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Grasso,
adipe che cola come cero consumato.
Tanta, troppa carne, sguardi vuoti consumati da una vita di silenzio. Silenzio mediatico almeno. Nel periodo dell’apparire, dei social network con fotografie da modella per avere più trombamici possibile, nel periodo delle veline e dei ritocchi al seno con sigillante per finestre, è un Tonfo.
Altro non si può dire con tanto peso addosso. Ma almeno dopo il tonfo, un po’ di silenzio. Mediatico almeno.


Mi viene da sorridere guardandole. -che stronzo- Me lo sto chiedendo ancora, perché? Compassione? Senz'altro ognuno di noi pensa che queste robe non ci riguardano, tanto nessuno crede di finire così. Poi capita per un attimo di non crederci, e scaturisce in noi la voglia, il bisogno di rivolgerci una piccola promessa. Vero? Lo sguardo poi, è ancora più… nessuno di noi spera di diventare così! Il giudizio della gente infondo è importante no? Tutte le persone che incontreresti… ogni sguardo bieco sarebbe un'accettata all’autostima, tu che ogni giorno dovresti far finta di non pensare a come la gente ti vede orrendo. Sono talmente piene di loro stesse -e non è questione di ego smisurato- che non riesci a veder loro neanche le parti intime. Che amaro scherzo della natura, alcune sembra siano li li per esplodere! Montagne di ciccia, grasso, adipe che cola. Come ceri consumati.


Adesso la parte intelligente del post. 
Questo lavoro di Yossi Loloi è forse un po’ facilone, la scelta di soggetti di tale impatto mediatico distoglie molto dall’aspetto fotografico dell’opera. Però il messaggio che passa è molto interessante perché fa riflettere sul serio. Figure tanto brutte e tanto dolci e a tratti talmente fiere d’esserlo, sono una forza incommensurabile. E mentre tu stai a guardarle con la bocca un po’ storta, le ciccione di Loloi stanno li a dirti che lo sfigato sei tu, a iniettarti silicone per serramenti nelle tette o allungarti il pene perché la Tua società ha deciso che solo così, sei cool.

 

Qua recensioni ufficiali e maggiori dettagli di questo lavoro


lunedì 2 gennaio 2012

Chris Anthony - Venice




Acqua benefica, acqua fonte di vita eppure di morte.
Acqua che arriva inaspettata, ti avvolge, si adatta, ti trascina. Ti soffoca. 


Uno stile quello di Chris Anthony cupo e tenebroso, un utilizzo dei colori degno dei migliori film di Tim Burton. Belle le immagini di “Venice”, serie che traendo ispirazione da Venezia, ritrae una umanità in bilico tra terraferma e acqua. Avvolta da un mare grigio e infinito che si confonde con cielo e nubi. Una umanità abituata a svolgere le sue normali attività seppure invasa dall'acqua. 

Ogni immagine della serie è il frammento di una favola senza lieto fine, una favola che racconta paura e speranza: una coppia che si bacia circondata dal mare, una donna che emerge dalle acque vestita e truccata di tuttopunto. La capacità di adattamento della razza umana a tutte le situazioni. La sfida della vita che ogni giorno siamo chiamati ad affrontare.

Ecco la razza umana, una civiltà di bizzarri superstiti. Tra solitudine e voglia di vivere, attraverso paesaggi apocalittici, in cui la fragilità dell'essere sembra giocare con la furia del mare, buffi individui che si fanno largo, giocano, ballano tra le onde indossando maschere e calze a righe. La teatralità delle immagini dà vita ad una visione unica.
Le muse e i modelli, Emily Deschanel, Jacinda Barrett, Mercedes Helnwein, Gerard & Lindsey Way, abitano un mondo affondato nel quale le maree convergono con la finzione.
Un modo interessante di riflettere sulla possibile fine della razza umana.


Francesco Gallo
IMG: [Chris Antony]

martedì 20 dicembre 2011

Scarabocchi


Marco Viola non ama definirsi uno scultore. 
Lo scultore toglie, lui aggiunge, o meglio dispiega e  aggroviglia. 
La sua  tecnica è quella dello “scarabocchio” ma anziché la penna, usa fili di metallo che delineano nello spazio forme tridimensionali di umana somiglianza. 

Più che uno scultore Marco è un cultore della materia, che intesse sapientemente e pazientemente fino a creare forme giocose come gli omini-lampade, o sensuali come Demetra, talvolta misteriose come la Donna-albero in rame. Gli Scarabocchi 3D sono oggetti d'arredo, opere d'arte, creature metalliche da compagnia.

Ogni oggetto è un pezzo unico, poiché nasce da un gesto estemporaneo senza nessun progetto; alla base c’è solamente un’ispirazione estetica attorno alla quale  la materia  viene plasmata.

Alcune opere di Marco Viola  sono state esposte a Firenze, il 16 e 17 dicembre 2011 presso il Centro d'Arte Contemporanea Ex3 in viale Giannotti 81, in occasione del «Grande Encuentro de Tango» un festival organizzato dall'associazione LiberandoTango.


lunedì 28 novembre 2011

Su fili di rasoio


Le nostre notti sono rane gravide,
molluschi viscidi su scogli inquinati
da una postura che appartiene
ai distretti industriali
di una Londra tardo ottocentesca.
Siamo sporchi di fuliggine, sieropositivi,
camaleonti del niente in cui ci infrattiamo.
Abbiamo un senso solo non avendolo.
Premiamo forte sui nostri pedali,
con un solo piede come storpi colpevoli
della propria deformazione.
E parliamo arabo, siamese, brasiliano, italiano
cileno, cingalese, russo e un perfetto inglese,
ma continuiamo a perderci nelle nostre stanze ventilate;
come cappelli riempiamo armadi selezionati,
come feti allarghiamo vulve, squarciando.
Siamo il nero, quello che i mitomani chiamano satana.
Siamo persi in una diaspora,
camminiamo e mai arriviamo.
Siamo i freak, le anime brutte, i mai raccontati.
Soprattutto i mai raccontati.
Siamo la maggior parte degli uomini che attualmente popolano la terra.

North Carolina - E. Erwitt

Maruska Nesti

mercoledì 9 novembre 2011

Innocenza




E' un'ombra quella che ti avvolge.
Mentre il resto del tuo corpo rimane pervaso di luce.
Una luce incandescente come la tua innocenza.

Non pensi affatto a quanto puoi essere debole e vulnerabile, non per quello che ti circonda, ma per quello che ti porti dentro.

Conosci già la convivenza con il tuo assassino che ormai ti è fratello.

Tu solo sai quanto combatterai per opporti o quando ti lascerai vincere cedendo al tuo stesso peso inerme, scivolando come una goccia nel lavandino. 

Oppure cancellerai quell'ombra che ti sovrasta lasciando spargere la luce come il seme in un campo arido.

E' il tuo destino (almeno così si dice).
Ma è anche il nostro, che restiamo ad ascoltarti gridare perso nel tuo silenzio.



Testo e disegni: Rafael Vindigni