mercoledì 13 luglio 2011

Psike intervista Elisa Anfuso


Penultimo
Ogni artista che “crea” si ispira o prende spunto da qualcosa in particolare, proveniente da quello che lo circonda o dal suo passato. Qual' è il tuo processo artistico?

Non sempre è qualcosa in particolare. Suggestioni e percezioni che spesso non ricordi nemmeno da dove provengono, si trovano a convivere dentro gli stessi pensieri, si mescolano, si confondono, sino a diventare altro. Molte cose vanno a finire nella memoria inconsapevole e si rivelano in maniera quasi irriconoscibile. Altre volte arrivano input che pizzicano chissà quali corde ed escono fuori suoni imprevedibili.








Cosa pensi dell'arte contemporanea che abbiamo al momento in Italia?

Credo che in potenza potrebbe essere un momento di grande fermento artistico per il nostro paese ma, questo potenziale, per manifestarsi in tutta la sua forza, avrebbe bisogno di un terreno più fertile, di maggiore interesse e di una maggiore apertura nei confronti di quei linguaggi contemporanei che vedo spesso arrancare e raramente procedere con passo sicuro.

La stanza di Newton


I tuoi lavori presentano quella componente di sogno lucido e ricerca di libertà, una sorta di moderna "Alice nel paese delle meraviglie", dove la protagonista (che in genere mi sembra un tuo autoritratto) conserva spesso quella componente tragica dettata dalla voglia intrinseca di fermare il tempo in qualche modo, ma la consapevolezza di non riuscirci, perché inesorabilmente cresciamo, diventando sempre più grandi rispetto alle cose che ci circondano. Questa è più una mia deduzione osservando le tue opere. Trovi riscontro in quello che riporto?
In parte si. Le sue deduzioni sono possibili sfumature. E questo mi affascina molto. La componente tragica deriva anche dall'essere costretti a rimanere in quella dimensione, dall'istinto al volo che si scontra con tutto ciò che ci tiene legati al suolo, dalla direzione dell'anima che non è sempre quella del corpo che la ospita. Forse, fermare il tempo non è così importante tanto quanto ciò che si riesce a fare nel tempo che si ha.


Non calpestare la linea rossa
Una pittura ricercata dalla matrice iperrealista si sposa con il tratto veloce e fumettista del pastello. Come sei arrivata ad associare questi due elementi contemporaneamente?

Inizialmente non è stata una scelta consapevole. Sentivo l'esigenza di differenziare delle cose, un po' come quando scrivendo utilizziamo il corsivo. Qualcosa di concreto, con un suo peso, reale e vivo, da qualcosa di immaginato, sognato, di natura diversa. Carne e pensiero. La materia pittorica densa e lucida da una parte, il segno istintivo e infantile dall'altra.




Che obiettivi ti poni per il futuro? C'è qualche esposizione o evento in particolare che avresti voluto realizzare ma non ne hai mai avuto modo?

Non ho mai programmato nulla del mio percorso artistico. Sino ad ora è stato una piacevole conseguenza di quell'urgenza che mi spinge a dipingere. E farò il  possibile affinché quest'equilibrio resti invariato anche in futuro. Spero comunque che avrò modo di concretizzare alcuni progetti fotografici sui quali ho iniziato a lavorare tempo fa e poi mi piacerebbe fare delle esperienze all'estero. Credo che il confronto sia una strada inevitabile per la crescita.



Dalla vita in su
Il giardino di Erica