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domenica 22 maggio 2016

I LIKE THIS!!! (da una ricerca su Instagram)

@cwestsculpture - Christina A. West

Sculptor.
Born in 1980 and she living in Atlanta.


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@rafaelvindigni
@psikefirenze

lunedì 15 febbraio 2016

WALL 19-28 FEBBRAIO 2016




WALL è un’ esposizione collettiva d’arte, in cui vari artisti nazionali e internazionali, selezionati dai curatori dell’Associazione Psike, sono stati invitati a confrontarsi e lavorare su un tema ancora oggi molto attuale: il Muro, i Muri.

Il muro, i muri, le mura sono sempre molto concrete. 
Fermano, dividono, separano e talvolta diventano pericolosamente invisibili. Si trasformano in una extrema ratio che solleva dal gravoso sforzo intellettivo di comprensione e accettazione. Nel 2016 sono 45 i muri di confine nazionali, pochi se paragonati a quelli che costruiamo nelle nostre città, nel nostro paese e dentro di noi. 
Quanti muri abbiamo costruito per difesa o utilità?WALL ricorda che non esiste muro senza un’apertura, fosse solo quella verso il cielo, da cui entra prepotentemente il mondo, la luce e inesorabilmente, anche gli altri. 





Artisti:

Valentina Biasetti, Andrea Cerruto, Alessandra Favetto, Alberto Antonio Foresta, Francesco Gallo, Federica Gonnelli, Peter Hawkins, Janos Huszti, Marco Pieraccini, Caterina Silenzi, Rafael Vindigni. 



19-28 Febbraio
LIMONAIA DI VILLA VOGEL
Via delle Torri 23 - Firenze

Vernissage
19 Febbraio 2016 ore 20.00


La mostra prevede, contemporaneamente all'esposizione, anche performance letterarie, teatrali e musicali:

Venerdì 19 Febbraio ore 21.00
Domenica 21 Febbraio ore 17.00
Venerdì 26 Febbraio ore 21.00
No sea de amor – pièce teatrale di Sandro Fracasso
con Andrea Giusti, Sara Montigiani e Maruska Nesti

Sabato 20 Febbraio ore 21.00
Now! Jazz sperimentale elettronico

Domenica 21 febbraio ore 21.00
Murales sonori – voce e chitarra con Piergiorgio Manuele

Sabato 27 Febbraio, ore 21.00
Push it – improvvisazioni letterarie su testi di Antonio Bauleo e Maruska Nesti

Domenica 28 Febbraio, ore 17.00
Il Nemico - Letture con Marco Di Costanzo
Prenotazione obbligatoria, massimo 20 posti


Orari di apertura dell'esposizione:

Venerdì 19 Febbraio - ore 20.00 - 24.00
Sabato 20 Febbraio - ore 17.00 - 24.00
Domenica 21 Febbraio - ore 15.00 - 24.00
Venerdì 26 Febbraio - ore 20.00 - 24.00
Sabato 27 Febbraio - ore 17.00 - 24.00
Domenica 28 Febbraio - ore 15.00 - 22.00

Nei giorni compresi tra il 22 e 26 Febbraio, la mostra è visibile su prenotazione
se si raggiunge il numero di minino 15 persone.
Ingresso Libero / Offerta libera


Ente Organizzatore:

Associazione culturale PSIKE


Per info e prenotazioni:



psike.firenze@gmail.com

martedì 22 aprile 2014

Vally Nomidou - scultura vulnerabile













 La serie "Let it bleed", è uno studio su giovani donne e ragazzine, che sorprendono, oltre all'aspetto realistico della figura rappresentata, per la tecnica utilizzata: carta riciclata!
L'artista greca Nomidou utilizza un materiale di basso costo e vulnerabile per creare le sue sculture, non limitandosi a rivestire il tutto come un involucro, ma creando con la stessa carta e cartone, assemblate con colla e filo, una struttura interna intrecciata che permette alla realizzazione finale di reggersi in piedi e durare nel tempo.


Le figure sono realizzate a grandezza naturale, studiando dapprima i soggetti tramite fotografie e calchi di gesso, mentre per le sfumature cromatiche non vengono utilizzati vernici o colori, ma solo la sovrapposizione delle carte genera una sorta di pelle che lascia intravedere parte dello strato sottostante.




I soggetti presentati dalla Nomidou raffigurano delle creature delicate (donne e bambine), allo stesso tempo intrise di poesia e innocenza, che ricordano molto le ballerine ritratte da Degas, anche se in questo caso tendono a sorprenderci con la loro immobilità, lasciandoci quasi in attesa di un loro possibile e istintivo movimento.
















Rafael Vindigni

Fonti:
vallynomidou.wordpress.com
www.artesera.it













lunedì 3 marzo 2014

Louis Bougeois – Autoanalisi Lucida




In una bella intervista rilasciata qualche tempo fa a Christiane Meyer-Thoss, Louise Bourgeois, scultrice, nata a Parigi nel 1911, ma residente a New York dal 1938, invitata a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia di quest’anno, ha dichiarato: 
La storia della mia carriera è stata questa. Per molti anni, fortunatamente, i miei lavori non si sono venduti né per profitto né per altre ragioni. Io ero molto produttiva, perché nessuno cercava di copiare il mio alfabeto. Ne avevano sentito parlare, perché nel corso degli anni qualche mostra l’avevo fatta, ma non avevo venduto. E in America vendere equivale a avere successo. La mia immagine è rimasta tutta mia e di questo sono molto riconoscente. Ho lavorato in pace per quarant’anni. La produzione del mio lavoro non ha avuto niente a che vedere con la sua vendita. Su di me il mercato continua a non avere alcun effetto, né in positivo né in negativo”.


Prolifica, solitaria, controcorrente, in tutti questi anni Bourgeois ha tenacemente fatto della sua ricerca artistica il luogo dichiarato di una lucida autoanalisi. Convinta della necessità di non rimuovere, di non distrarsi da sé e dell’utilità, ancor meglio dell’inevitabilità, di fare i conti con il proprio passato, con i fantasmi dell’infanzia e della vicenda familiare oltre che con le tracce da essi inscritte nel corpo, l’artista ha scelto la scultura come mezzo di anamnesi e insieme di espressione. 

Indifferente alle mode culturali e alle tendenze artistiche che hanno via via dominato il nostro secolo, eppure di esse assai avvertita, ha perseguito una sua strada che solo verso la fine degli anni settanta ha incrociato il gusto e le nuove direttive del mercato dell’arte. È così che, a settant’anni compiuti e senza mai essersi allontanata da una sua privata e rigorosa linea di ricerca, Louise Bourgeois si è trovata a rappresentare al livello più alto tanto il discorso estetico oggi prevalente quanto i nuovi umori politici e sociali.*






La descrizione sopra, e le dichiarazioni delle sue interviste, ci restituisco perfettamente la visione di quest'artista che ha fatto di tutta la sua creazione l'analisi della sua vita, della sua memoria. 

Quello che più mi sorprende è come, nonostante la conoscenza del mondo artistico che poteva circondarla in quegli anni, continua a perseguire la propria via senza sentire la necessità di invertire o modificare i propri mezzi. Credo però che possiamo cogliere il suo profondo e radicato concetto, in un suo intervento degli anni novanta, dove asserisce con durezza l'impossibilità di insegnare a diventare artisti, 

“...Come lo si può insegnare?...Si può solo accettare o rifiutare questo dono. Non è un mio potere, né è mia responsabilità, o tanto meno mia intenzione, perseguire l'impossibile obiettivo di insegnare a qualcuno a diventare artista”.
Un dono. Ecco come definisce la sua potenza nel creare.
Si può insegnare la tecnica, far fare molta pratica, condurre qualcuno ad avere perfino una grande produzione, perché solo “l'opera può insegnare qualcosa, non l'artista. Un buon numero di artisti sono molto stupidi, sa” (in risposta ad una domanda di Francesco Bonami).

“...E' come provare ad aprire una porta con la chiave sbagliata. Non c'è niente che non vada nella chiave e tanto meno nella porta. Ci sono domande cui è troppo doloroso rispondere. E altre ancora cui è impossibile rispondere”.

Rafael Vindigni

Fonti
* Maria Nadotti, Prove d’ascolto. Incontri e visioni, Edizioni dell’asino, Roma 2011
Artribune, anno IV, numero 17, 2014




domenica 26 gennaio 2014

Psike Expo: invasioni d'arte in una tranquilla domenica fiorentina


Firenze è una delle città più belle al mondo e questa mattina ci ha donato tutta la sua molteplice suggestività come scenografia per la nostra esposizione a cielo aperto. Cielo tra l'altro di un azzurro intenso.
Abbiamo portato le opere di trenta giovani artisti nei luoghi più frequentati, iniziando dalla stazione S. Maria Novella. Prima di fronte ai binari ...



e poi lungo i binari !


Durante il percorso abbiamo toccato varie tappe, ma sicuramente tra le più frequentate è necessario annoverare Ponte Vecchio, dove gli artisti hanno realizzato una performance sincronizzata.


Alla Galleria degli Uffizi, dopo una fermata sotto i loggiati, è stata realizzata una rissa poetica che ha coinvolto anche un netturbino!


E poi Piazza della Signoria e il Duomo!




Alla fine siamo esplosi in Piazza della Repubblica, scappando in direzioni diverse!




Una bellissima esperienza e realizzazione. Ringraziamo qui tutti i partecipanti: Carlo Tarsia, Mariano Guazzaloca, Giovanni Mazzi, Felice Galli, Fabrizio Pepi, Samuele La Placa, Jacopo Galli, Sara Montigiani, Nicaela Aspeti, Marco Viola, Paolo Vermigli, Stefania Fossile, Azzurra Guerrini, Annalisa Maione, Giuliana Califano, Rafael Vindigni,Domenico De Pascale (Dinko), Antonella Rettura, Alberto Antonio Foresta, Andrea Giusti, Maruska Nesti, Irene Raspollini e Sandro Fracasso. Nonchè la ragazza dai capelli ricci e gli occhiali di cui non sappiamo il nome!

E le nostre stalker: Nicoletta Pierallini e Erica Marigliani.

Nonchè i fotografi e video-maker: Francesco Gallo e Marco Pieraccini.

A breve altri contenuti, tipo il video del capo-stazione che si spaventa!




giovedì 15 marzo 2012

Sotto il segno di Calliope

Calliope  era ed è la musa della poesia epica. 
Epica alla fin fine sta per eroica, gesta di genti, persone che digrignano i denti per difendere ideali propri, a priori.

Il nuovo progetto del gruppo Psike è realizzato in collaborazione con la BiblioteCaNova dell'Isolotto (FI) e la Casa Editrice Florence Art.
L'obbiettivo è avvicinare le persone e i cittadini alla poesia di ieri e di oggi, il conosciuto e il contemporaneo, il noto e l'emergente,  attraverso i diversi linguaggi e le diverse metodologie artistiche, con l'ausilio di molteplici interpretazioni individuali.




Iniziamo il 20 Marzo con uno spettacolo "Un passo da casa" sulle vite e la poetica di Alda Merini e Dino Campana.
In compresenza, sempre negli spazi della biblioteca, la mostra "Figure celate": fotografia e pittura di Marco Pieraccini e Rafael Vindigni, e  "Grovigli" di Marco Viola.

Vi aggiorneremo sul progetto, che si dipana con vari eventi, dal 20 Marzo al 14 Aprile.

Ingresso gratuito

clicca sull'immagine per ingrandire il programma


Tutto questo alla BiblioteCaNova 
via Chiusi, 4/3a - 50142 Firenze

martedì 20 dicembre 2011

Scarabocchi


Marco Viola non ama definirsi uno scultore. 
Lo scultore toglie, lui aggiunge, o meglio dispiega e  aggroviglia. 
La sua  tecnica è quella dello “scarabocchio” ma anziché la penna, usa fili di metallo che delineano nello spazio forme tridimensionali di umana somiglianza. 

Più che uno scultore Marco è un cultore della materia, che intesse sapientemente e pazientemente fino a creare forme giocose come gli omini-lampade, o sensuali come Demetra, talvolta misteriose come la Donna-albero in rame. Gli Scarabocchi 3D sono oggetti d'arredo, opere d'arte, creature metalliche da compagnia.

Ogni oggetto è un pezzo unico, poiché nasce da un gesto estemporaneo senza nessun progetto; alla base c’è solamente un’ispirazione estetica attorno alla quale  la materia  viene plasmata.

Alcune opere di Marco Viola  sono state esposte a Firenze, il 16 e 17 dicembre 2011 presso il Centro d'Arte Contemporanea Ex3 in viale Giannotti 81, in occasione del «Grande Encuentro de Tango» un festival organizzato dall'associazione LiberandoTango.


mercoledì 19 ottobre 2011

Psike intervista Caterina Silenzi

Ogni artista che “crea” si ispira o prende spunto da qualcosa di specifico, proveniente da quello che lo circonda o dal suo passato. Qual'è il tuo processo artistico? 
Il mio processo artistico si basa sulla metabolizzazione di ciò che accade nella mia vita, avvenimenti quotidiani o fatti importanti che in qualche modo hanno cambiato il mio cammino. Li metabolizzo e ne faccio qualcosa che occupi il mio stesso spazio: devo renderli visibili e tridimensionali per affrontarli e per farci amicizia. "Tutto ciò che accade nella mia vita deve trasformarsi in scultura, se non lo fa si trasforma in malessere".  Il mio, quindi, è un processo  molto semplice: se cammino nel bosco e trovo un osso animale lo porto a casa, lo pulisco e lo posiziono in modo che rimanga sempre ben visibile, in modo tale che possa osservarlo con calma e da tutte le prospettive. Poi aspetto...aspetto il giorno in cui arrivi l'impulso irrefrenabile di costruire qualcosa o qualcuno!  Di solito questo qualcuno è la materializzazione di un mio stato d'animo, la conseguenza di qualche avvenimento più o meno importante della mia vita . Le ossa possono aspettare anche per mesi,  o anni. Poi quando ho chiara l'immagine di ciò che ne verrà fuori, si svolge tutto in modo molto istintivo, veloce, seguendo quell'impulso che va oltre ogni logica.

I-Dea: Ceramica Raku
Cosa pensi dell'arte contemporanea che abbiamo al momento in Italia? Ci sono artisti in particolare che ti stimolano? 
Arte contemporanea in Italia..bel discorso! Preferirei tralasciare perché rischio di andare sul criticismo, però, per essere breve e concisa: apprezzo molto gli artisti che si sanno fare strada da soli, che sanno essere fedeli a se stessi senza seguire le mode, e nel nostro panorama nazionale ci sono pochi nomi che mi vengono in mente.
 
La combinazione tra uomo e animale sembra una costante nel tuo lavoro, così come il rapporto uomo e donna. Cos'è che associa questi due accostamenti? 
L'associazione tra binomio uomo-animale e uomo-donna è una costante nei miei lavori da sempre. Credo che siano immagini provenienti dal mio Inconscio. La domanda dovrebbe essere rivolta direttamente a Lui. Però si accettano suggerimenti!
 
Cervo
Le tue opere sono un assemblaggio tra pezzi ossei ritrovati e ceramica. Illustraci meglio la tecnica che utilizzi. 
I pezzi ossei che compongono le mie sculture sono tutti pezzi trovati, o meglio, incontrati, per caso. Amo l'anatomia animale e credo che gli animali abbiano in se qualcosa di incredibilmente saggio; per questa ragione preferisco non nutrirmene! Cosi quando trovo i loro resti non li associo a qualcosa di brutto, ma li tratto come se fossero dei tesori, dei feticci che meritano un altare. In questo senso le parti che costruisco in ceramica fungono da altari, supporti per i miei tesori! La ceramica viene poi trattata con la tecnica del raku, che è una tecnica molto antica proveniente dal giappone e che serviva per la cerimonia de tè. Il raku è un gioco di elementi, una sorta di magia: i pezzi, una volta modellati e biscottati, vengono trattati con una cristallina apiombica e poi infornati nuovamente nel mio forno fai da te (un grosso bidone di metallo rivestito internamente di fibra ceramica alimentato da una fiamma libera); una volta raggiunta la temperatura di 1000 gradi circa estraggo i pezzi incandescenti e con l'aiuto di aria e acqua termino la finitura.
L'azione stessa che porta alla finitura dei miei pezzi mi fa sentire un pò come una sciamana e mi sembra che tutto abbia un senso e che il circolo vita-morte si chiuda.

°
Che obiettivi ti poni per il futuro? C'è qualche esposizione o evento in particolare che avresti voluto realizzare ma non ne hai mai avuto modo?
Non riesco a pensare ad un futuro troppo lontano; per il momento penso alla prossima scultura che farò...osservo i miei nuovi "feticci" trovati e so già cosa diventeranno. Nessun obiettivo in particolare quindi. Evento o esposizione che avrei voluto realizzare? Devo pensarci un pò...probabilmente ce ne sono troppi.

Io