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lunedì 29 agosto 2011

Forgiami un artista per venerdì alla chiusura



Chi resta sulla barca
vede in ogni approdo
solo un'isola
quando è un continente
chi scende pensandolo
prende tempo
poi saluta il proprio


La manifattura rende l'uomo diverso dall'animale, l'uso di oggetti di derivazione molteplice e la ricca ridistribuzione del senso del necessario creano il superfluo: l'arte vi appartiene? Quando si quota un quadro (specie in periodi di crisi) al costante rialzo, si attribuisce a un bene non fruibile un senso materiale, un valore monetizzabile carico di profondo ottimismo. Picasso è un cattivo investimento è altissimo e anche se sale lo fa poco e per gradi, non sarà mai come l'oro. Qual è l'argento di questi anni a rischio? Dove si combinano il valore commerciale, l'arte e la soddisfazione del pubblico? Su questo punto combattono i nuovi predoni dell'arte giovanile, nessuna purezza chi produce arte spera di monetizzarla, anche il pù umile accetterebbe di buon grado di viverne. Non ci sono concerti di scultori, ci sono stati quelli di poeti, ora no, adesso dobbiamo sorbirci le vaghezze di travagli on the road, tu di che pigmalione sei, a quale stock appartieni. Opzioni senza controvaluta, chiaro non v'è un primato di una forma artistica, ma questi sono anni difficili, tremendi, non meno dei trascorsi settanta, dove sono gli artisti scomodi e ottimisti? Anni di parossistico lavoro han trasformato il sogno in una sequela di sdoganabile piattume, prima di scrivere consulto il mio ufficio legale, poi la santona, infine cambio numero di cellulare. Cosa è creare in un periodo di crisi se non scoprire costantemente che si è i ritardo con la splendida intuizione che si è avuta, in debito con la memoria e soprattutto con chi ci crede in piena ciclicità. Qui a rigore si dovrebbe iniziare con le citazioni per dare la prova di sapere il fatto proprio, di essere pronti a sostenere il carico del pensiero delle amebe; chi si arrabatta tra una Gibson scordata e pesanti tassi glicemici mi confonde con un decollo.
Proviamo con un esempio: scolpire nudi è sensazionalmente onesto. Frase anni ottanta novanta roboante e artificiale, il cervello l'interpreta prima che il corpo possa anche solo provare a pensarci. Come quando vedete qualcuno che vi piace, odorecorpomovenze. Poi si mette di mezzo la testa: non posso farcela e non ci provo! E il corpo resta lì, a metà, affamato.
Scopire nudi il legno è un conturbante mix di euforia sudore e rischio. Con quelle schegge che volano c'è da stare attenti, poi si sa quando si ha la sensazione di libertà che sconfina in liberismo, allora si bisogna stare attenti, è la volta che ci si fa male. È così pericoloso farsi male? Noi generazione di poli-etcetc siamo sempre più tutelabili, ma cosa significa rischiare qualcosa quando si ha tutto per cui non farlo? Non è forse questo il senso perverso dell'arte fine a sé stessa? Bene questa forma di arte latita da tempo. Chi la produce la cerca come un banco al mercato del proprio stordimento, chi ce l'ha la riproduce come un set di arredo bagno: vuoi un cat blu? Vedo ora è nella piana a far scorta di soppressa, se lo becchi a Central Park magari gliela butti lì.
Bon io vado a farmi mettere i punti.


Sandro Fracasso

martedì 26 aprile 2011

Psike intervista Enrica Berselli


Ogni artista che "crea" si inspira o prende spunto da qualcosa di specifico , proveniente da quello che lo circonda o dal suo passato. Qual'è il tuo processo artistico?
Ogni mia opera pittorica si origina da una ritualità costruita in modo iperpersonale sulla mia psiche, concretizzata in un atto performativo e fissata indelebilmente sulla tela, che diviene un unicum, reliquia di una sorta di rito di passaggio incentrato ad esempio sulla medicalizzazione della mente, sulla reazione al dolore, sulla rigenerazione.

Cosa pensi dell'arte contemporanea che abbiamo al momento in Italia? Ci sono artisti in particolare che ti stimolano?
Mi sento più vicina emotivamente alle realtà esterne al mio ambito artistico; al teatro contemporaneo, come Valdoca o Motus, al fumetto d'autore, a certa letteratura, forse per la mia formazione universitaria, alla ricerca nell'ambito della moda e della musica attuale. Forse cerco nella pittura onestà e trasparenza nel mettersi a nudo che difficilmente trovo in ciò che mi circonda.

Come si nota dai tuoi lavori, c'è una certa differenza stilistica tra i disegni e le pitture, anche se i concetti rappresentati seguono lo stesso filo logico. Ti senti però, più vicina alle forme ad inchiostro o a quelle ad olio? Come riesci a coniugare contemporaneamente le due tecniche?
I disegni a rapidograph sono più liberi ed onirici delle tele, sono aggregazioni magmatiche in cui ciò che è fisicamente dentro il corpo collide armonicamente con forme che ad esso non appartengono; sono bozzoli in evoluzione, dall'erotismo sottile, senza volto e senza memoria. Con la mia pittura hanno in comune moltissimo: l'ossessione per le forme anatomiche, la frammentazione corporea, una certa claustrofilia, la trama dell'opera che a distanza ravvicinata appare come una rete di cellule e microrganismi. I disegni sono meno personali, sono le infinite possibilità dell'essere; ciò che è rappresentato sulla carta non può esistere se non come fertile sfogo della mia mente.

Preferisci lavorare spesso su dei frammenti di corpi o su scorci ravvicinati, questo soprattutto nelle pitture, e di sovente sono personaggi al limite delle proprie condizioni fisiche o in situazioni scomode. Da cosa prendi spunto per questi soggetti e che tipo di messaggio vogliono consegnarci?
La frammentazione corporea presente in tele e in disegni richiama la perdita di contatto con le proprie membra e con la fisicità nella sua interezza. L'essere estremamente cerebrale, proprio di me come di molti nella società contemporanea, può portare ad un indebolimento della propria consapevolezza enterocettiva, della capacità di percepire i propri bisogni e di rispondere ad essi in modo adeguato; questo per me comporta una frattura fra un'istintualità ed un'organicità soffocate eppure richiedenti attenzione ed il controllo e l'esercizio mentale puro.
Le situazioni limite in cui il corpo si cala sono proprie dei rituali iniziatici: il pericolo e il dolore fisico contestualizzati all'interno di un atto performativo dal valore per me profondamente simbolico caratterizzano lo spazio temporale e sacrale della prova, scisso dal tempo della routine quotidiana, a cui ritornare poi con una nuova consapevolezza di sé.

Nei disegni mi sembra di notare un rapporto tra uomo e vita vegetale. C'è una connessione particolare per te tra questi due mondi?
Nei miei disegni la provenienza reale di ogni elemento si perde e si annulla nel tratto libero da una progettualità definita: sono affascinata da come ad esempio una forma che nella mia mente ricorda i capillari linfatici si trasformi in corso d'opera in ramificazioni o nei tentacoli di un'attinia: L'osmosi con ogni altro organismo, la perdita dei propri confini corporei, la pulsione panica, sono così portate alle estreme ed immaginifiche conseguenze.

Che obiettivi ti poni per il futuro? C'è qualche esposizione o evento in particolare che avresti voluto realizzare ma non ne hai mai avuto modo?
Nell'immediato futuro c'è il progetto ancora in fieri di una sorta di graphic novel che concili alcuni miei racconti con l'universo metamorfico dei miei disegni. Per quanto concerne la pittura, da tempo mi piacerebbe dare forma concreta ad una installazione di mie opere all'interno di un contesto di reperti pregni di memoria e suggestione, provenienti da un luogo di internamento psichiatrico altrimenti destinato ad essere conosciuto solo da pochi "temerari".




Zeboim;
Coscienza in vitro;
Ex voto MMVII dominio di lotta