Visualizzazione post con etichetta Psike. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Psike. Mostra tutti i post

giovedì 1 giugno 2017

Cecità (blindness)








Cecità è l'ultimo progetto collettivo creato dai fondatori di Psike, nell'intento di unire diverse discipline artistiche in un unico video. Il progetto nasce nel 2015, e solo ora è portato a conclusione.

Il tema dell'indifferenza collettiva si sviluppa lentamente, lasciandoci scivolare in un'oblio senza fine, fino a che qualcuno decide di non indossare piu una maschera.

Cecità (blindness)
2017
Video 5.34 minuti
Ideato, montato e diretto da Rafael Vindigni
Con Andrea Giusti e Maruska Nesti
Fotografia di Francesco Gallo e Marco Pieraccini
Prodotto da Psike Firenze

sabato 22 marzo 2014

Una risata ci disseppelirà - Yue Minjun


“La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza.”

Questo è solo uno dei motti di Mao Tse Tung negli anni della sua Rivoluzione Culturale in Cina. Anni 1950-1970 per intenderci. Libretto Rosso per intenderci. Usare il popolo per combattere guerre interne al partito anche, ma questo è un altro discorso, adatto agli appassionati di storia.



Chissà quanto questa e altre direttive ideologiche hanno poi influenzato Yue Minjun e le sue opere. A mio parere, a parere di tutti, perfino dell'artista, ne sono la matrice basilare. Noi occidentali, delle idee del maoismo ne abbiamo poi fatto piccoli fuochi fatui di pensiero nel 1968.

Yue Minjun, nato nel 1962 proprio nei favilli propagandistici di Mao, ormai è conosciuto in tutto il mondo per le sue opere che rappresentano questo o questi volti sorridenti all’estremo.
Nel suo caso si può sostituire la parola rivoluzione con la parola risata.
Proviamo.




“La risata non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la risata è un atto di violenza.”










Si violenza. Ed è divenuta sempre più espressione di violenza nella maturazione della sua ricerca artistica dagli anni ’80 (in cui i soggetti rappresentati erano amici sempre sorridenti rappresentati in modo realista, con un’indole al fumettistico che va collegata ai manifesti propagandistici di quel periodo in Cina), agli anni ’90 ( quando inizia ad usare come unico soggetto il suo autoritratto conservando il realismo delle forme e dei colori), proseguendo poi il suo lavoro deformando i rapporti col reale: bocche enormi e spalancate, denti sovrastimati, occhi chiusi, strizzati, cambia il colore della pelle che diviene ancora più reale. 


Gli ultimissimi lavori del 2012 ripropongono sempre il suo ritratto, ma deturpato alla Bacon.

Dietro la sua opera unica e facilmente identificabile si può ritrovare la tradizione artistica cinese, con la sprezzante natura orientale, ma si può notare anche un’influenza magrittiana ed europea.


Yue Minjun spiega così la sua scelta del sorriso: “Per la cultura cinese sorridere è segno di gentilezza e d’accoglienza, in Cina c’è una lunga tradizione del sorriso. C’è il Maitreya Buddha che predice il futuro e la cui espressione è il sorriso. Normalmente si dice che si deve essere ottimisti e sorridere alla realtà . Durante il periodo della Rivoluzione Culturale c’erano dipinti sullo stile dei poster sovietici che mostravano persone sorridenti, ma ciò che è interessante è che ciò che si vedeva in queste immagini era quasi sempre l’opposto della realtà”.





Ed ecco che lui ne crea una parodia, ironizzando su se stessi e sui processi di massificazione, l'omologazione forzosa di idee, gusti e opinioni in tutti i campi intellettivi, pratici , di stile di vita insomma. Mettendo in scena il proprio volto, maschera di ognuno, ci fa riflettere su quanto è importante conservare la nostra individualità e la nostra libertà di pensiero ed espressione.


Vorrei concludere con alcuni aforismi perché spesso la parola accostata all’arte figurativa aiuta una riflessione più profonda e più caleidoscopica.


Chi ha il coraggio di ridere, è padrone del mondo. Come chi ha il coraggio di morire - G. Leopardi

Si conosce un uomo dal modo in cui ride - F. Dostoevkij

Il riso è il profumo della vita in un popolo civile - A. Palazzeschi

Credo che il ridere sia il vero segno della libertà R. Claire

Fate attenzione agli uomini che non ridono, sono pericolosi - Giulio Cesare

In nessun caso è tanto facile essere indotti al riso come quando si è tristiCartesio



 E soprattutto nel caso di Yue Minjun  trovo le parole di W. Goethe molto appropriate:

Nulla rileva meglio il carattere degli uomini di ciò che essi trovano ridicolo.



 Maruska Nesti




giovedì 26 dicembre 2013

Video- intervista a Jacopo Dimastrogiovanni


Cari Amici, vi facciamo tanti auguri per tutte queste festività e vi lasciamo con una video-intervista a Jacopo Dimastrogiovanni, realizzata durante l' ultima mostra che abbiamo realizzato "Hotel Gilgamesh".

Buoni Sogni e migliori realizzazioni.




venerdì 22 novembre 2013

Ron Mueck - Più reale del reale











Nasce in Australia da genitori tedeschi, e dopo aver girato per gli Stati Uniti, vive a Londra, e per almeno vent'anni possiamo considerare che non ha avuto nulla a che fare con il “mondo dell'arte”.



In realtà l' antecedente esperienza di Ron Mueck è nel mondo del cinema e della pubblicità (ricordo film come “The Storyteller” e “Labyrinth”), per cui realizzava  gli effetti speciali utilizzando siliconi e materiali acrilici, che lo hanno condotto ad un padronanza unica nel suo genere.

Tra il 1996 e il 1997 decide di applicare queste sue tecniche in altri ambiti, e così nel 1997 Ron Mueck fa un grande ingresso nel campo dell'arte con la mostra “Sensations: Works of art from the Saatchi Collection” alla Royal Accademy di Londra, una collettiva che contava altre importanti figure come Damien Hirst, Jenny Saville, i fratelli Chapman, ecc.


Le sue sculture sono molto più che la semplice rappresentazione del corpo umano, dove ogni singola parte di pelle, ogni singolo brufolo e ogni singolo capello viene analizzato, per giungere ad una figura a cui manca solo l'alito vitale.
La maggior parte delle sue scultura è ripresa in momenti privati e importanti, come potrebbe essere una gravidanza allo stadio avanzato o una fase dell' invecchiamento, degli attimi intimi di coppia o semplicemente un autoritratto dell'autore con occhiali da sole e costume, che se ne sta su un materassino a galleggiare nel vuoto.
Ma le sue opere non presentano mai tratti violenti o scene di sesso. Ron Mueck si limita a rappresentare semplicemente quello che lo circonda, quello che può circondare chiunque, con delle sculture di dimensioni piccole o gigantesche, in un atmosfera carica di silenzi e scambi di sguardi.



Rafael Vindigni
Fonti varie

martedì 7 maggio 2013

Il Sopruso Silente lascia Firenze






Ebbene si, anche quest'avventura è giunta al termine. Un'entusiasmante avventura di dialogo e improvvisazione.


"Il Sopruso Silente" lascia Firenze un po' più vuota e spenta, nella sua cornice quotidiana insomma, e noi col cervello pieno di nuove idee e progetti.
Le opere della mostra rimarranno lontane dagli occhi per un paio di mesi prima di giungere ad una nuova sede di esposizione e noi saremo pronti a segnalarvi dove nuovamente si manifesteranno.



Ci sentiamo di ringraziare molte persone che sono intervenute in questa tre giorni fiorentina.

Per primi Sandro Fracasso e Irene Raspollini per l'eccezionale collaborazione, amicizia, fiducia e disponibilità, nonchè per l'idea portante della mostra e la forte determinazione per la realizzazione.

Gli amici poeti di Ferrara (Carlo Bollani, Andrea Manica e Stefano Urban) per il reading poetico di venerdì sera, dove per più di un'ora ci hanno coinvolto in un diluvio di versi che ha travolto le sonnolenti coscienze dei passanti di Via Sant'Agostino.

Rebi Rivale, Ornella e Davide che hanno portato sabato generosamente la loro musica in questa Firenze che inseguiva un pallone e si è persa un'esibizione artisticamente di grande livello.

Si ringraziano il Quartiere 1 di Firenze, per l'uso gratuito dello spazio, e tutti, ma proprio tutti, i visitatori, i passanti, gli amici che si sono fatti incuriosire.
Si ringrazia noi stessi, che nonostante i mille e più impegni riusciamo a portare avanti questi progetti quasi fuori moda.

E si ringrazia chiunque abbia donato anche solo venti centesimi agli amici dell' Associazione Pantagruel che opera nel carcere di Sollicciano.
Per loro sono stati raccolti 210,72 euro, già versati tramite bollettino postale.

Si ringrazia tutti gli artisti coinvolti, per le opere, le parole, i messaggi che lasciano con queste.

E con questo ho finito.

Alla prossima. 




lunedì 22 aprile 2013

Il Sopruso Silente: mostra collettiva benefica ed itinerante.

Cari Amici, 
siamo più che felici di invitarvi alla collettiva di arte contemporanea sia figurativa che letteraria "Il Sopruso Silente", curata dal Collettivo Artistico Non Cresco Più, con cui noi psikiani abbiamo collaborato alla realizzazione della data fiorentina.

Questa mostra ha due particolarità di rilievo: la prima è che è una mostra che gira l'Italia, la prima esposizione è avvenuta al Centro Sociale La Resistenza di Ferrara, in cui si è fermata per otto giorni con un ottimo riscontro di pubblico.
La seconda particolarità è che ha un fine benefico. Infatti durante la mostra sarà possibile, per chi lo vuole, donare anche solo un euro all'Associazione Pantagruel di Firenze, che si occupa di gestire laboratori riabilitativi nel carcere di Sollicciano qui a Firenze. Troverete quindi un punto vino a offerta libera ed inoltre sarà possibile anche prenotare delle visite guidate dal curatore della mostra, Sandro Fracasso, ad offerta libera.

Il 3 Maggio, venerdì sera alle 21.30, ci sarà un reading poetico degli autori presenti alla mostra e di poesie di detenuti ed ex detenuti.
Il 4 maggio, sabato pomeriggio alle 15.30, ci sarà il concerto della cantautrice Rebi Rivale,vincitrice del Premio Speciale Amnesty International sezione musica nel 2011 e nel 2013 .

Per tutti i dettagli vi lascio il link al 



         Comunicato Stampa



lunedì 18 marzo 2013

Il sopruso silente: sprazzi di libertà




Siamo felici di segnalarvi l'iniziativa dei nostri amici del Collettivo Artistico "Non cresco più".

Dal 22 al 28 Marzo a Ferrara al Centro Sociale La Resistenza in Via Resistenza, 34, si terrà la mostra 
"Il Sopruso Silente"

Vernissage: Venerdì 22 alle ore 18.

Il tema trattato è quello della violenza quotidiana, espressa così dal curatore della mostra, Sandro Fracasso:

Quello che molti chiamano stress è forse meglio espresso come l'esito inarrestabile di un sopruso silenzioso, che si insedia dentro di noi e scava tra le macerie del nostro esistere, fino a trovare il punto di rottura. Di lì in poi si possono comprendere, ma non assolvere, le vite stroncate anzitempo, per propria stessa mano e per colpo inferto soprattutto sui più deboli. Tra questi, i naufragi di milioni di giovani che non riescono più a credere nella propria vita, che attendono una fine che svuoti




In esposizione opere pittoriche e fotografiche, ma anche testi e poesie, sul tema del sopruso fisico e psicologico che subiamo ogni giorno.


Questi gli artisti e gli scrittori in mostra:
Maria Elena Abbate, Alessio Balduzzi, Michele Barbieri,Carlo Bollani, Stefano Bonazzi, Claudia Ceolin, Donatella D'Angelo, Roberta De Tomi, Simona De Marchis, Massimo Durelli, Sandro Fracasso, Antonella Iaschi, Luna Malaguti, Terry May, Attilio Mina, Maruska Nesti, Marco Pieraccini, Pietro Pontieri, PV (Pietro Vanessi), Irene Raspollini, Stefano Ravaglia, Emiliano Rinaldi, Federica Stella, Rafael Vindigni, Rami Zakaria.


L'ingresso alla mostra sarà ad OFFERTA LIBERA. I proventi saranno destinati ad arricchire di nuovi volumi la biblioteca del carcere di Ferrara.

Per info visitate il sito: www.noncresco.wix.com/ilsoprusosilente


Per tutte le attività parallele organizzate dal CSA "La Resistenza" ( aperitivi, concerti, reading seguite il seguente link.


La mostra è itinerante e girerà l'Italia, Psike avrà l'onore di ospitarla il 3 e 4 Maggio.



martedì 12 febbraio 2013

Resoconto per noi e voi

clicca QUA per vedere l'album

L'hotel è alle spalle ora.
E' passata una settimana e quello che rimane è il sopore di sogno delle vacanze riuscite. Nonostante per noi organizzatori sia stato tutto tranne una vacanza.
La soddisfazione per la buona riuscita probabilmente dipende anche da questo.
Ringraziamo tutti gli artisti che hanno partecipato e collaborato con noi e che soprattutto sono venuti a trovarci, permettendoci di conoscere nuove belle persone e la loro arte più profondamente.
Ovviamente ringraziamo chi è passato e chi è ripassato a visitarci, le persone conosciute durante la mostra.
Qui a fianco, sulla vostra destra, c'è il link per scaricare gratuitamente il catalogo dell' Hotel Gilgamesh, corredato di un breve racconto.
A breve le foto e le interviste.

Intanto un'unica e ultima cosa:

Viva la curiosità

domenica 27 gennaio 2013

Hotel Gilgamesh #3




Il pendolo oscilla. 
No, mi sembra impossibile, sta oscillando molto veloce adesso. E’ feroce, verace, questo dondolio. Il presente è un figlio di puttana. E’ presente adesso e un secondo dopo non più. Un ciclo che si rinnova ad ogni istante e a pensarlo troppo ti fa impazzire. Verrebbe voglia di spararsi, o di lanciare pietre sul pelo dell’acqua solo per aspettare che cambi il momento.

C’è un treno in arrivo, lo sento, mi prude il cuore e il mignolo destro.
Ferite diverse, eppure ferite.



Ex Chiesa San Carlo dei Barnabiti
Via S. Agostino 23
Firenze

Venerdì 1 Febbraio 20.00-24.00
Sabato 2 Febbraio 17.00-24.00
Domenica 3 Febbraio 14.00-20.00

mercoledì 16 gennaio 2013

Hotel Gilgamesh #1

Ho occhiaie dipinte da migliaia di giorni e il mare è una scorza vestita di scuro.
Le stelle, galassie, con una loro andatura e il mare è una veste dipinta di scuro.

Siamo in attesa. 
Tutti gli ospiti dell'hotel lo stanno aspettando. Gli ho fatto vedere alcune delle fotografie più famose di lui e, a parte i soliti misantropi autistici, gli altri sono stati pervasi da una certa fibrillazione. Sia gli uomini che le donne. L'effetto è stato paritario.
Ho dovuto dirglielo. Sì, è stata una mia scelta. Io l'ho contattato!
Se fosse arrivato d'improvviso avrebbero pensato che fosse uno come loro: catapultato qua da un destino che ha messo mano alle loro vite precedenti. 
Un altro disperso in questo frammento di spazio sconosciuto.
No. Lui arriva qui volontariamente. Precettato dalla mia richiesta di cambiare lo status quo, per primo quello architettonico e urbanistico, e poi, sono sicura, modificherà lo stato delle relazioni di noi abitanti di questo colle amorfo, babelico, spesso psicopatico.

La signora della stanza 413 è venuta dieci minuti fa, qui al banco della hall, a chiedermi se c'è un orario preciso di arrivo. Le ho risposto di no. Impossibile dire quando gli scambi dei binari direzioneranno il treno verso di noi. Il capostazione, un nano vestito di verde, col cappello rigido e un ghigno sul muso, gli indicherà la strada più rapida per giungere all'Hotel Gilgamesh. 

Io sarò qui, come sempre.



"Hotel Gilgamesh"

Ex Chiesa San Carlo dei Barnabiti
Via S. Agostino, 23
Firenze

1-2-3 Febbraio 2013

mercoledì 12 dicembre 2012

Chiara Tocci: urlare sottovoce.


“ Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea “.



Queste sono le parole di Tiziano Terzani a riguardo della fotografia. La fotografia deve essere documento contemporaneo, deve contenere un messaggio, un momento che non si ripeterà più nella storia non deve e non può essere solo ricerca stilistica. 


Le fotografie della serie Life After Zog and Other Stories racchiudono in sè una ricerca stilistica armoniosa ed elegante oltre ad essere un’importante documento dell’era contemporanea. Chiara Tocci, giovane fotografa di origini pugliesi e neo mamma si è fatta la giusta domanda ed è riuscita a formulare una serie di risposte tradotte in immagini che ci permettono di entare nel quotidiano delle vite di moltissimi al Nord dellAlbania. La serie After Zog nasce dalla curiosità di capire il perchè ad inizio anni novanta un massiccio flusso di Albanesi lascia la propria terra e le proprie origini scappando da un futuro senza speranza verso qualcosa di altrettanto incerto. E proprio in quel frangente che la Tocci si è fatta la giusta domanda : “ Cosa e chi lascia dietro di sè questa gente disillusa e triste…? “

La risposta si è tradotta in un progetto in continua evoluzione che racconta di storie personali, di politica, di cultura e di limiti geografici. Storie affascinanti raccontate con eleganza e attenzione. Uno sguardo educato e mai fuori luogo che permette di vivere i colori e le vite di molti aldilà del mare. La Tocci riesce a raccontare in maniera estremamente dettagliata la solitudine, I limiti culturali e ambientali. Il suo sguardo si posa sui volti e sui dettagli in maniera attenta senza tralasciare nulla. Vincitrice dell’importante Premio Pesaresi nel 2010 questa serie è in continua evoluzione e si arricchisce di volta in volta di nuove potenti immagini. Immagini che sanno raccontare, spiegare, urlare sottovoce.


Francesco Gallo

giovedì 6 dicembre 2012

Gala e Dalì: di quei due.



Le biografie degli artisti, ma anche quelle dei personaggi storici, mi hanno sempre affascinata. 

In particolare l'Artista mi incuriosisce: ai personaggi storici gli si deve o il coraggio o l'errore d'azione, volendo semplificare, mentre l'artista ( pittore, fotografo o scrittore che sia)  ci dona la visione di un mondo, mondo comune che passa dai suoi occhi e si trasforma, e per  comprenderlo è necessario ricercare la fonte delle sue ispirazioni generali e particolari. 
Non so qualcosa tipo un movimento ideologico, una particolare congettura storica, la storia della sua famiglia, l'accettazione dei genitori, la derisione dei genitori, il discredito alla presentazione delle sue prime opere, alcune amicizie sbagliate, l'alcool, la paura della morte o delle malattie, la follia,l'idea innovativa, l' amore.



Di Salvador Dalì, della sua pittorica surreale sappiamo molto, ma molto di quello che lui ha fatto è stato condotto in tandem con sua moglie Gala.
Gala è il soprannome che le ha dato il suo primo marito, Paul Eluard, poeta francese tra i fondatori del Surrealismo, conosciuto in un sanatorio francese e da cui ebbe una figlia. Da quelle poche informazioni che si possono recuperare sul suo primo matrimonio possiamo dire che ogni tanto Eluard andava in crisi e se ne partiva, magari con un peschereccio per qualche mese, poi tornava sempre da lei, comunque. Ma Gala, Elena all'anagrafe russa, donna benestante e di buon gusto, che fu anche mecenate di molti artisti, frequentava il gruppo dei surrealisti e per molti di loro fu modella e ispiratrice. Molti surrealisti tra cui Breton e Man Ray poi la trattarono con disprezzo ritenendola un'opportunista.


Un giorno del 1929 Eluard, Gala, il regista Bunuel e altri amici partirono per la Catalogna, per fare visita ad un Salvador Dalì venticinquenne. Chi può dire cosa si dissero con le parole, gli sguardi e i corpi quella prima volta Gala e Dalì, fatto sta che lei lasciò a Parigi Eluard e la figlioletta e si trasferì da lui, sposandolo nel 1932.





Lei aveva undici anni più di lui e nelle prime foto che li ritraggono insieme 
questo salta all'occhio. 
Lui ha sempre detto che lei lo ha salvato dalla morte. I maligni invece sostengono che Gala fosse più madre e mecenate che moglie di lui.


Ma i fatti smentiscono perchè la loro è stata una folle passione, un incendio mai spento e molto perverso. Entrambi avevano storie extra-coniugali o relazioni a tre, la più famosa forse quella con Amanda Lear, lui adorava guardarla mentre faceva l'amore con altri uomini, lui ha avuto una relazione omosessuale con Federico Garcia Lorca, anche se i benpensanti non lo vogliono dire.
Tutto questo se non è sorretto dall'amore non è possibile. Solo una cosa che è mia come la mia pelle può essere donata per essere accarezzata, toccata, sapendo che rimarrà per sempre mia.





Dalì le ha donato il palcoscenico in molti suoi quadri. Il volto e il corpo di Gala sono quelli che ritroviamo in Galatea delle sfere, Madonna di Port Ligat, Dalí nudo in contemplazione davanti a cinque corpi regolari metarmorfizzati in corpuscoli, nei quali appare improvvisamente Leda di Leonardo cromosomatizzata nel viso di Gala, Galarina, e poi ci sono le loro fotografie che parlano di un uomo e una donna uniti finche morte non li separò.
























Maruska Nesti

lunedì 8 ottobre 2012

William Kentridge – Drawing for Projection




Sudafricano,  classe 1955, artista poliedrico che spazia da regista teatrale, filmmaker, disegnatore, pittore, scultore. Senz’altro può essere annoverato tra le figure di spicco della scena artistica contemporanea,  pur non avendo apportato nessuna novità stilistica con i suoi lavori, ma utilizzando e riunendo insieme diverse vecchie tecniche, come lo stop-motion e il disegno animato, rendono unica la sua opera, proprio perché diventano un’ottimo strumento che ci permette di esplorare la nostra memoria e la nostra storia.



Le immagini utilizzate da Kentridge, e tracciate con abili segni di carboncino, sono decisamente di aspetto rudimentale, ma si ricollegano l’una a l’altra formando nuove visioni che riconducono a certe realizzazioni  surreali sulla scia di Magritte. Il montaggio dell’insieme dei video, riprende invece gli aspetti del cinema delle origini, come alcuni film di Georges Méliès. I suoi video sono ripresi tratto dopo tratto, lasciando inalterato il foglio su cui lavora, anche dopo diverse cancellature fino a quando lo spazio bianco  non diventa saturo di grafite e sfumature. Infatti rispetto all’animazione classica, Kentridge utilizza pochissimi fogli, ma apportando sopra, con l’uso del carboncino e cancellature, tutte le sequenze necessarie a realizzare questi video, definiti dall’artista “Drawing for Projection”. Tutti film non parlati ma accompagnati da raffinate musiche, spesso riprese da canti popolari sudafricani.La maggior parte dei video di Kentridge narrano la vita di due personaggi principali, protagonisti di quasi tutta la sua opera: Soho Eckstein, uomo d’affari avido e senza nessuno scrupolo, grande,  grosso e in genere con un vestito gessato, padrone di un impero edilizio, e Felix Teitlebaum, dall’animo decisamente romantico e solitamente ritratto nudo ed assorto nei suoi pensieri. 
Nel video che vi proponiamo, invece, vediamo come è Soho ad essere solitario e pensieroso. Notiamo come, penetrando con TAC e raggi X il suo cervello, prendono vita tutte le sue atrocità commesse in passato , conducendolo  lentamente ad una nuova azione introspettiva. 



                                                                                                               R. Vindigni
                                                                                                                                                                                                                            Bibliografia: William Kentridge a cura di F. Bonami