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lunedì 15 febbraio 2016

WALL 19-28 FEBBRAIO 2016




WALL è un’ esposizione collettiva d’arte, in cui vari artisti nazionali e internazionali, selezionati dai curatori dell’Associazione Psike, sono stati invitati a confrontarsi e lavorare su un tema ancora oggi molto attuale: il Muro, i Muri.

Il muro, i muri, le mura sono sempre molto concrete. 
Fermano, dividono, separano e talvolta diventano pericolosamente invisibili. Si trasformano in una extrema ratio che solleva dal gravoso sforzo intellettivo di comprensione e accettazione. Nel 2016 sono 45 i muri di confine nazionali, pochi se paragonati a quelli che costruiamo nelle nostre città, nel nostro paese e dentro di noi. 
Quanti muri abbiamo costruito per difesa o utilità?WALL ricorda che non esiste muro senza un’apertura, fosse solo quella verso il cielo, da cui entra prepotentemente il mondo, la luce e inesorabilmente, anche gli altri. 





Artisti:

Valentina Biasetti, Andrea Cerruto, Alessandra Favetto, Alberto Antonio Foresta, Francesco Gallo, Federica Gonnelli, Peter Hawkins, Janos Huszti, Marco Pieraccini, Caterina Silenzi, Rafael Vindigni. 



19-28 Febbraio
LIMONAIA DI VILLA VOGEL
Via delle Torri 23 - Firenze

Vernissage
19 Febbraio 2016 ore 20.00


La mostra prevede, contemporaneamente all'esposizione, anche performance letterarie, teatrali e musicali:

Venerdì 19 Febbraio ore 21.00
Domenica 21 Febbraio ore 17.00
Venerdì 26 Febbraio ore 21.00
No sea de amor – pièce teatrale di Sandro Fracasso
con Andrea Giusti, Sara Montigiani e Maruska Nesti

Sabato 20 Febbraio ore 21.00
Now! Jazz sperimentale elettronico

Domenica 21 febbraio ore 21.00
Murales sonori – voce e chitarra con Piergiorgio Manuele

Sabato 27 Febbraio, ore 21.00
Push it – improvvisazioni letterarie su testi di Antonio Bauleo e Maruska Nesti

Domenica 28 Febbraio, ore 17.00
Il Nemico - Letture con Marco Di Costanzo
Prenotazione obbligatoria, massimo 20 posti


Orari di apertura dell'esposizione:

Venerdì 19 Febbraio - ore 20.00 - 24.00
Sabato 20 Febbraio - ore 17.00 - 24.00
Domenica 21 Febbraio - ore 15.00 - 24.00
Venerdì 26 Febbraio - ore 20.00 - 24.00
Sabato 27 Febbraio - ore 17.00 - 24.00
Domenica 28 Febbraio - ore 15.00 - 22.00

Nei giorni compresi tra il 22 e 26 Febbraio, la mostra è visibile su prenotazione
se si raggiunge il numero di minino 15 persone.
Ingresso Libero / Offerta libera


Ente Organizzatore:

Associazione culturale PSIKE


Per info e prenotazioni:



psike.firenze@gmail.com

giovedì 11 febbraio 2016

WALL 2016: MARCO PIERACCINI


Biografia
Nato a Firenze nel novembre del 1979. Nella sua città percorre tutto il cammino formativo fino all’università e oggi è titolare di uno studio in cui esercita la professione di Architetto freelance. Nel tempo libero si dedica allo sviluppo di eventi espositivi di arti contemporanee. Gli apparecchi analogici lo accompagneranno in maniera scostante fino al 2004, anno in cui passa definitivamente al formato digitale. Grazie al percorso di studi in ambito architettonico matura un rapporto intimo ed inconscio con la luce, usandola attraverso il dispositivo fotografico come strumento di indagine espressiva continuamente in evoluzione.

Titolo opera

Nove (3x3)
stampa digitale su carta perlata
2016



Concept:
Ci sono Luoghi in cui la Materia impatta trasformandosi. Sono Luoghi bidimensionali, superfici a volte concrete come un muro in pietra e cemento, altre volte astratte e impalpabili come un limite, un confine, una coscienza.
Nella comunicazione contemporanea le Barriere all’altrui comprensione sono crescenti, soprattutto nelle interazioni digitali che interpongono uno schermo fra le parti. Sono Barriere astratte ma composte di materiali e forme ben precise: sono piccole superfici nero-lucide di un rassicurante aspetto glamour.
Parafrasando l’aspetto esteriore di un touch-screen, è contro un piano in metacrilato nero lucido che faccio danzare la metafora di questi scatti. Ne scaturisce un gioco in cui la Materia nei suoi tre stati fisici interpreta come un’attrice tre stadi della comunicazione: lo stato gassoso (il pensiero), liquido (la parola) e quello solido (l’azione); il tutto visto nell’interazione con un touch-screen immaginario. Il Muro dei muri.

Di fronte ad una barriera si nasce, si muore o si diventa qualcos’altro.


martedì 29 aprile 2014

Forme Uniche

Forme Uniche -questo è il link fondamentale per farsi un'idea generale del progetto di cui andiamo a parlare.




Forme Uniche è un reportage fotografico basato su ritratti diretti, quasi scannerizzazioni di volti. Volti che raccontano incroci di razze, luoghi, modi pensare, di capire, di stare nella stessa città, calpestare gli stessi luoghi. 

Volti di persone incontrate per strada e nelle piazze di Firenze.
Il progetto è nato da un'idea di Francesco Gallo e poi supportato da Marco Pieraccini.
Entrambi,orgogliosamente ammettiamo, fanno parte dell'Associazione Culturale Psike.

La realizzazione nasce dalla voglia di raccontare la città di Firenze attraverso essa stessa, concentrando lo sguardo sul puro aspetto umano. 

Ogni contatto tra fotografo e soggetto genera una immagine, una breve storia individuale, tassello di una storia più ampia, di un ritratto collettivo. 
Siamo tutti strettamente connessi, ogni nostra azione si riflette irreversibilmente su chi ci sta accanto. 
In un tempo frenetico come il nostro che ci vuole veloci ed efficienti e ci rende individualisti, nervosi ed eccessivamente chiusi, l’invito è quello di sollevare lo sguardo per guardarci veramente in faccia, apprezzando l’unicità che appartiene ad ognuno di noi, irripetibili esseri umani.

Il progetto si svolge nelle principali piazze di Firenze, la realizzazione avrà una durata di circa tre mesi a partire da Febbraio 2014. Come traguardo sono stimate circa 500 immagini che saranno pubblicate sul sito di riferimento e raccolte in un’esposizione.


E poi l'evoluzione, Forme Uniche diventa una progetto multimediale!

Per la Notte Bianca Fiorentina, cioè domani 30 aprile e notte del 1° Maggio vi aspettiamo per la versione video  del progetto,  che sarà proiettato nell'Ex Chiesa San Carlo dei Barnabiti, in Via S. Agostino 23, a Firenze ovvio, molto vicino a Piazza S. spirito.

Benvenuti tutti. Ben voluti tutti.



giovedì 15 marzo 2012

Sotto il segno di Calliope

Calliope  era ed è la musa della poesia epica. 
Epica alla fin fine sta per eroica, gesta di genti, persone che digrignano i denti per difendere ideali propri, a priori.

Il nuovo progetto del gruppo Psike è realizzato in collaborazione con la BiblioteCaNova dell'Isolotto (FI) e la Casa Editrice Florence Art.
L'obbiettivo è avvicinare le persone e i cittadini alla poesia di ieri e di oggi, il conosciuto e il contemporaneo, il noto e l'emergente,  attraverso i diversi linguaggi e le diverse metodologie artistiche, con l'ausilio di molteplici interpretazioni individuali.




Iniziamo il 20 Marzo con uno spettacolo "Un passo da casa" sulle vite e la poetica di Alda Merini e Dino Campana.
In compresenza, sempre negli spazi della biblioteca, la mostra "Figure celate": fotografia e pittura di Marco Pieraccini e Rafael Vindigni, e  "Grovigli" di Marco Viola.

Vi aggiorneremo sul progetto, che si dipana con vari eventi, dal 20 Marzo al 14 Aprile.

Ingresso gratuito

clicca sull'immagine per ingrandire il programma


Tutto questo alla BiblioteCaNova 
via Chiusi, 4/3a - 50142 Firenze

domenica 15 gennaio 2012

Le Ciccione di Yossi Loloi | Yossi Loloi's Fat Girls

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Grasso,
adipe che cola come cero consumato.
Tanta, troppa carne, sguardi vuoti consumati da una vita di silenzio. Silenzio mediatico almeno. Nel periodo dell’apparire, dei social network con fotografie da modella per avere più trombamici possibile, nel periodo delle veline e dei ritocchi al seno con sigillante per finestre, è un Tonfo.
Altro non si può dire con tanto peso addosso. Ma almeno dopo il tonfo, un po’ di silenzio. Mediatico almeno.


Mi viene da sorridere guardandole. -che stronzo- Me lo sto chiedendo ancora, perché? Compassione? Senz'altro ognuno di noi pensa che queste robe non ci riguardano, tanto nessuno crede di finire così. Poi capita per un attimo di non crederci, e scaturisce in noi la voglia, il bisogno di rivolgerci una piccola promessa. Vero? Lo sguardo poi, è ancora più… nessuno di noi spera di diventare così! Il giudizio della gente infondo è importante no? Tutte le persone che incontreresti… ogni sguardo bieco sarebbe un'accettata all’autostima, tu che ogni giorno dovresti far finta di non pensare a come la gente ti vede orrendo. Sono talmente piene di loro stesse -e non è questione di ego smisurato- che non riesci a veder loro neanche le parti intime. Che amaro scherzo della natura, alcune sembra siano li li per esplodere! Montagne di ciccia, grasso, adipe che cola. Come ceri consumati.


Adesso la parte intelligente del post. 
Questo lavoro di Yossi Loloi è forse un po’ facilone, la scelta di soggetti di tale impatto mediatico distoglie molto dall’aspetto fotografico dell’opera. Però il messaggio che passa è molto interessante perché fa riflettere sul serio. Figure tanto brutte e tanto dolci e a tratti talmente fiere d’esserlo, sono una forza incommensurabile. E mentre tu stai a guardarle con la bocca un po’ storta, le ciccione di Loloi stanno li a dirti che lo sfigato sei tu, a iniettarti silicone per serramenti nelle tette o allungarti il pene perché la Tua società ha deciso che solo così, sei cool.

 

Qua recensioni ufficiali e maggiori dettagli di questo lavoro


mercoledì 13 aprile 2011

Pinar Yolacan

L'età è violenza. Si tratta di violenza come potenza, e potenza come inevitabile prepotenza.
Le donne nelle immagini della serie Perishables (deperibili) (2004, Pinar Yolacan) indossano questa età in un modo che evoca sensazioni forti. Disgusto? Umiliazione? Ma perché? Perché indossare della carne è così sconvolgente? Dobbiamo interpretare che qua per l’artista la carne è solo una continuazione di ciò che siamo, e ciò diventa sacro o profano soltanto in base a come desideriamo vederla. Perché ci sembra così intensamente profano? Perché è rivoltante? Le donne presenti in queste immagini eppure non sembrano imbarazzate. Al contrario, sanno chi sono. E forse proprio a causa della loro posizione incredibilmente stoica, raggiungiamo un altro punto - di accettazione, di pace.
C'è una saggezza in queste rughe che sembra insopportabilmente giusta. E oltre la purezza della luce, posso aggiungere - c'è anche del dolore.
La cosa eccezionale è che si distingue, questo dolore. E se si pensa che sia perché i soggetti sono prede facili di un’iconizzazione del tema, basta vedere la Serie Maria sempre di Pinar Yolacan (2007).
Ecco che adesso abbiamo donne provenienti dalla regione di Bahia, quella parte del brasile che fu colonizzata dai portoghesi. E qui, la carne assume un altro valore: non si tratta più di età ma piuttosto di distinzione ed orgoglio, ma anche di sottomissione ed umiliazione, il colore della pelle e la pesantezza che suscitano questi oggetti di carne appesi quasi a rimuginare qualcosa. Maria come è facile immaginare è il nome portoghese più comune, e in Brasile quasi ogni donna ha Maria come uno tra i propri nomi. È soprattutto un riferimento alla Vergine Maria, un riferimento dunque al titolo di questa serie che sta quasi a sfidare il nostro pensare e collegare tale nome alla santità. Come a dirci - guardate questa carne cruda, scura e cercàtene la purezza.
Mi sembra che la Yolacan comunque non abbia un vero e proprio filo guida che la trasporti nel proprio lavoro, se non quello dello shock (intervista con l'artista QUI). Ma preferisco vederla come ricercatrice. Una profonda indagatrice su tutto ciò che la questione carne può dire di sé, e dove ci può portare a riflettere. E questo molto intuitivo e "non razionale" modo di lavorare è qualcosa che stimo profondamente. Perché se si è capaci di ascoltare con delicatezza, la propria sensibilità abbraccerà la questione in modo tale che questo lavoro potrebbe parlare le mille parole che non avresti mai saputo ascoltare.



Marco Pieraccini

giovedì 10 febbraio 2011

André Kertész: Fotografia "di stomaco"

(Budapest, 2 luglio 1894 – New York, 28 settembre 1985)




Ungherese di nascita, passa ancora ragazzo per Parigi per poi finire nel 1985 la sua carriera a NewYork.
Con il suo stile estremamente minimalista e semplificato scopre un elemento della fotografia che oggi diamo per scontato ma che all'epoca non fu per nessuno: un'immagine che "funziona" colpisce prima allo stomaco, al cuore per finire poi alla testa e dentro agli occhi. Situazioni estremamente semplici quelle ritratte da Kertész, talune geometrie (nelle quali mi ritrovo molto), altre situazioni ben più colme di "umano", una tecnica di appostamento dall'alto che ricorda molto certi scatti rubati di Doisneau (che molto probabilmente subì un po la sua influenza) da una finestra affacciata sulla semplice vita di quartiere. Un ritrattista della vita di tutti i giorni in tutta la sua semplicità che fa della strada il suo sipario, dimostrandoci come qualsiasi aspetto della vita dal più banale al più importante, meriti di essere fotografato.
Dai suoi scatti traspare un carattere introverso alla ricerca del dettaglio in/significante; gioco di parole, questo, dovuto alla in/capacità dell'osservatore nell'approfondire l'aspetto più intimo dell'immagine che Kertész ci suggerisce attirando l'attenzione su questo o quel particolare. In modo che ognuno trovi il proprio gusto nell'assaporare quell’attimo, quello spaccato di vita a modo proprio.
Non molto considerato oltreoceano, finirà col ritrarre tetti e camini del suo quartiere, affacciato a quella finestra del suo appartamento che diventerà sinonimo di una solitudine consumata tra la ricerca e la consapevolezza di una propria e forte autonomia.
Molto esaustiva di questa sua condizione finale il suo ultimissimo ritratto che disegna una figura umana dietro un vetro opaco intento ad osservare l’orizzonte di un mare increspato.
Senza mai eccedere, senza mai concedere nulla alla voglia di colpire ad ogni costo questa sua celatezza è stata la grande dote che lo ha reso quel Kertész di cui addirittura Henri Cartier-Bresson disse: "Tutto quello che abbiamo fatto, Lui l’ha fatto prima".




Marco Pieraccini

sabato 5 febbraio 2011

Psike intervista Marco Pieraccini

Splende il sole su Firenze, forte come un cazzotto.
Riuscissimo a fermarlo questo tempo, questa luce. C'è chi lo fa da qualche anno con tanta passione e una buona dose di precisione, e noi andiamo a porgli le nostre, ormai conosciute, tre domande.
Marco Pieraccini, fotografo fiorentino, è presente all'esposizione di Psike con il "Trittico del libero arbitrio".
***

Tutto si spiega. E’ un modo di dire, un intercalare dialogativo quando tasselli disparati confluiscono in un insieme che assomiglia ad un tutto. Hai mai avuto questa sensazione all’inizio o durante il tuo percorso artistico?

L'intercalare dialogativo tra pensieri o frammenti di essi è una nebulosa che nel suo ordinato caos genera l’Idea. Geniale o meno che sia sarà fatta d’un accento di colore una parola d’ombra una linea ricurva una prospettiva spezzata una gamma tonale mancata e poi finalmente riacciuffata. E mentre il tutto è sublimato dall’assenza di una virgola niente continua a spiegarti perché tutto-ciò sia inspiegabilmente equilibrato. In questo sta il genio dell’Arte?


Doveva essere un Re, invece è un fante. Non è una domanda, ti chiedo un’interpretazione libera.

E’ proprio in questo la bellezza dell’atto creativo.
Quando la mente gravida partorisce una sensazione, non sa mai fin dove la farà viaggiare quella mano che dovrà materializzarla fisicamente. A volte anche soltanto l’evoluzione che ho nell’approccio all’opera tra il suo inizio e la fine fa si che anche il più insignificante dei dettagli venga modificato cambiando il senso del tutto; così ciò che in me era intimamente concepito come Re, a voi appare fante.


L’opera a cui assomigli, tua o di qualsiasi altro artista.

Baiser de l'hôtel de ville, Doisneau.
Questo né per voler citare per forza un grande, né perché sia incline a preferire il classico a tutti i costi.
Semplicemente perché io sono dentro quell’immagine almeno quanto lei è dentro di me e perché solo chi mi segue sa quanto io abbia sperimentato e continui a fare con il tema del movimento in fotografia. Ho sempre avuto la “mania” di sforzarmi a restituire, con il movimento, quell’elemento di cui da sempre la fotografia è simbolo: la capacità di congelare il tempo in un istante.
Questo mio percorso è guidato dal desiderio di abbattere tale confine, cercando di espandere un frammento di tempo per farlo viaggiare negli occhi dello spettatore fino ad un istante dopo la percezione dell’immagine.


IMG: Baiser de l'hôtel de ville, Doisneau.