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giovedì 15 marzo 2012

Sotto il segno di Calliope

Calliope  era ed è la musa della poesia epica. 
Epica alla fin fine sta per eroica, gesta di genti, persone che digrignano i denti per difendere ideali propri, a priori.

Il nuovo progetto del gruppo Psike è realizzato in collaborazione con la BiblioteCaNova dell'Isolotto (FI) e la Casa Editrice Florence Art.
L'obbiettivo è avvicinare le persone e i cittadini alla poesia di ieri e di oggi, il conosciuto e il contemporaneo, il noto e l'emergente,  attraverso i diversi linguaggi e le diverse metodologie artistiche, con l'ausilio di molteplici interpretazioni individuali.




Iniziamo il 20 Marzo con uno spettacolo "Un passo da casa" sulle vite e la poetica di Alda Merini e Dino Campana.
In compresenza, sempre negli spazi della biblioteca, la mostra "Figure celate": fotografia e pittura di Marco Pieraccini e Rafael Vindigni, e  "Grovigli" di Marco Viola.

Vi aggiorneremo sul progetto, che si dipana con vari eventi, dal 20 Marzo al 14 Aprile.

Ingresso gratuito

clicca sull'immagine per ingrandire il programma


Tutto questo alla BiblioteCaNova 
via Chiusi, 4/3a - 50142 Firenze

mercoledì 1 febbraio 2012

2012. Rinascimento o medioevo?









Né ciò che da tempo mi ero legata al dito.
Non avrei dimenticato l'ombrello.
Non avrei dimenticato di fare la spesa.
La strada bruciava le sue pareti rendendo il passo confortevole
e luci paonazze ridevano dalle finestre accese
ricordando che oggi, oggi è natale.
E' oltrepassare stracci pieni di corpi ad ogni respiro gonfi,
come vele al vento.
E' muschio
su uno specchio d'acqua
sotto il cielo grigio dei tuoi occhi
e piccoli ruscelli di carta stagnola tutto intorno,
come rughe di espressione
sulla tua fronte aperta, come una roccia al sole.
Dissemino ormai quelle vecchie lire da bambina,
anche loro come i miei occhi
hanno cambiato colore.
Non avrei dimenticato il tuo nome.
Lo ripetevo sottovoce, lo urlavo disperata
quando martelli di campane schiacciavano le ore
che le dividevano dal natale.
Dal suonare.
Con allegria le cosce,
le braccia le poppe i tacchi in aria.




Stefania Rubeo

venerdì 1 aprile 2011

L’inganno delle passioni: i tre veleni

Come una piega di rame, come una gota d’immobile in movimento da destra a sinistra lo schiaffo. Come porgerti un’altra scappatoia. Come il gocciolar delle dita sulla presa e il dorso..appena arreso. Impressa. A precipitar da questo infinito sul cemento appena armato dei tuoi occhi. L’ordine di rimanere con due braccia due gambe e la testa a fingere un’impronta. Così delineata d’essenziale, così raccomandata dalle Sue mani, fui motivata dalla mia mente a credermi distorta come un’ombra sulla parete. Ho desiderato. Così brevemente ancor simile alla roccia. Stretta e mai mossa, ho percepito i tuoi occhi come una rivolta. Scossa dai luoghi cosi estranei a quei volti, fui spinta infine ai margini del foglio. E ho sentito con queste dita la rabbia allargare le mie ossa all’ultimo respiro prima di saltarti alla gola.
Credo piovve per diverse ore. Le pareti si dipinsero di blu notte, cessarono le attività tutto intorno, finirono anche le parole e la voce si fece sottile, come il suono di una matita su carta. Tagliando corto sul totale, la linea divise i feriti dai morti e dai dispersi, lasciando le mie gambe dondolare sul ponte di blackfriers.
Ignorare fu l’errore. Queste distorsioni che ti rendevano migliore. Il movimento del caffè dentro il vetro leggermente macchiato, il suono all’azione, le pozze d’acqua, il silenzio della notte, l’attrito di una mano, la pelle che non vuole dimenticare, il sapore di un arrivederci, il colore degli occhi davanti allo specchio, l’espressione del tempo, la vicinanza delle labbra, il rumore del dissenso, il lento scivolare di un mi minore e ancora il suo precipitare dentro un assolo. Come fuggire lo sguardo quando il giallo acceca la vista e ancor prima la mente ne confonde la forma. Così, a ritroso galleggiare, fingendomi morta per non affogare, quando non hai più la percezione di quanto vicine o lontane siano le braccia di tua madre. Preme. Me lo disse il dottore. D’immonde pance gonfie, tutto intorno, un girotondo di pezze armate contro il mio urlare senza voce. Me lo disse il sacerdote, chiamato sul fronte, che la guerra non produsse morti, solo deformi. Molti assenti giustificarono la fuga, fu un ritardo del treno, un grattacapo di colpe. Una dichiarazione di ossa, a ricomporre, mi ritrovai con un femore nel braccio. A rimproverare le ore, di un mutevole , lento, incondizionato amore.



Stefania Rubeo

lunedì 6 dicembre 2010

Qualcosa di Personale

Mia madre mi ha insegnato che non piange un uomo. Scusa, ti ho delusa di nuovo.
Muoviti, svegliati o ti seppelliranno. Stasera cherosene per non far gelare le dita paffute
è l'unico fuoco acceso, non riscalda, ma incendia i campi. Scusa ho dormito di nuovo.
Perdona lo schiaffo all'uomo, bestemmiava con un braccio rotto in sala d'attesa
mentre una coccarda blu veniva appesa fuori sula porta
mentre il corpo di un uomo morto veniva coperto da un lenzuolo
dentro questo corridoio. Misto cielo ed erba sotto lo stivale di una puttana,
 perdona il misto gracchiante odore di tabacco tra i baffi di un uomo,
sibilante e accorto nei movimenti come una biscia tra le foglie secche
sui lividi della moglie accidentalmente caduta dalle scale, non gli ho creduto.
questo è un  ospedale, questa è una cerniera usata troppe volte
cicatrice sull'addome cicatrice sul cuore, su e giù,
fino a nascondere il collo ad un paio di guanti bianchi in ascensore, parlo poco.
sussurro piano il mio cognome. L'infermiera risponde" stanza numero13".
Gocciolano voglie sul vetro di una macchina, su una padella sporca di grasso,
sul tuo corpo nudo,
sulle lenzuola ancora umide, sul cellofan, sul pollo, sui tasti di un pianoforte.
Aiutami
Sul mio conto in banca, sui ritardi alla stazione, sui telefilm, sui tuoi occhi
marroni. Fermami,
sul divano,  sui pentagrammi, sui fischi allo stadio, sulle nostre canzoni, sui
grattacieli pieni di neve. Ho paura
Sulle cene in scatola ,sullo spazio che il mio braccio disegna mentre giro su me stessa. E' troppo tardi.
"Non oltrepassare, pericolo di morte, di possessione, di smarrimento di infestazione."
Ci sono persone che muovono il cuore da sinistra a destra, lo osservano, lo spostano al centro,
dentro il ginocchio, nella testa, dentro gli occhi e dentro le mani
solo per trovare una faccia, tra le tante, che sia del suo stesso colore, che sia per tutta la vita, amore.
Mia madre mi ha insegnato che non piange un uomo. Scusa, ti ho delusa di nuovo.


Stefania Rubeo

lunedì 8 novembre 2010

Uscita di sicurezza

Oggi plastica a imbuto su una mattonella, piroetto confusa ad ogni

carezza di ruggine sul cielo. E' ormai tardi, per quella dolce composizione

di fiati di cui parlavi, c' è troppo disordine tra i buongiorno,i buonasera,

i come stai o cosa mangi. Oggi.

Dita di vetro trasparente salutano da un piccolo 
oblò verde campana,

gli occhi cenere di un vecchio mozzicone incastrato nell'erba.

Voglio il sax di domenica a colazione come una rivoltella sul fianco,

voglio offrirti i miei occhi  come un fazzoletto bianco sventolato

dal finestrino di una macchina in corsa e voglio che il cielo, con l'angolo

in alto a destra appena sollevato, ogni giorno, almeno una volta

mi suggerisca:    apri qui.


Stefania Rubeo