Visualizzazione post con etichetta Mostre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mostre. Mostra tutti i post

domenica 10 novembre 2013

Corpus Hominis: quattro sguardi sotto l’epidermide


Dettagli

Cominciamo dall’inizio. La doppia vetrina della Galleria Simultanea si affaccia su una Via San Zanobi abbastanza movimentata. Firenze ha il suo bel traffico di motori, piedi e volti.

La mostra attualmente allestita nelle tre stanze della galleria si intitola Corpus Hominis – il corpo dell’uomo – e sarà visitabile fino al 13 Novembre 2013.
A curarne la selezione degli autori e delle opere, come l’allestimento, sono stati Alessio Santiago Policarpo e Carina Hörner.
Pareti bianche d’intonaco e una cassa in legno, nessun altro orpello, si lascia così alle opere il meritato spazio per essere guardate e studiate. L’illuminazione è buona e questa è una cosa che apprezzo sempre molto in un’esposizione.
Corpus Hominis, un titolo che riporta in maniera diretta al Corpus Domini, la solennità che celebra la reale presenza di Cristo nell’eucarestia. Gesù è lì, nell’ostia data ai fedeli. Quindi anche l’Uomo, l’essenza più profonda dell’umanità risiede lì, in queste opere che contengono il nostro corpo.
La mostra è una collettiva di giovani artisti che nelle loro opere hanno rappresentato l’ancestrale dialettica tra materia e spirito, corpo e anima, attraverso ricerche individuali e artistiche molto differenti, sia nei messaggi che scaturiscono dalle loro opere, sia per le diverse tecniche usate.
Si passa dai dipinti di fumo su vetro o plexiglass di Giovanni Serafini, alle polaroid di Azzurra Guerrini, dal dipinto di Edoardo Figara, con tutto lo studio di bozzetti precedente l’opera, fino alle incisioni di Lucrezia Traversi.
Si sa, è cosa nota, il corpo è sempre stato al centro delle arti visive fin dalla notte dei tempi. Esso è il centro stesso dell’esperienza creativa, sia nella ricerca della riproduzione manieristica, nel senso di una ricerca della perfezione formale, sia come movimento verso la trascendenza e il superamento dei limiti stessi della corporeità. Ancora oggi vedo che è così.
Come dicevo all’inizio, cominciamo dall’inizio.


Nella prima sala troviamo le opere di Giovanni Serafini, giovane artista, ricercatore in Storia dell’Arte Moderna presso l’Università di Siena e appassionato di psicologia junghiana e teologia cristiana: tre pannelli in plexiglass (Esaltazione;Speranza; Pazienza, 2011) e uno in vetro (Autos Galeotto, 2011). Nudi maschili creati con una tecnica molto interessante: le immagini sono impresse su queste superfici trasparenti con l’annerimento che provoca il fumo di candele o accendini. L’effetto liquido ricorda la china, ma è a livello sia di risultato che di contenuto che il lavoro del Serafini acquista spessore e valore. L’effetto ottenuto ricorda in maniera chiara l’uso delle ombre del Caravaggio e i soggetti ritratti, oltre ad essere riconducibili ad autoritratti, hanno netti richiami a temi classici come San Sebastiano e il sileno Marsia, scuoiato per la sua superbia dal Dio Apollo.
Le immagini sono disegnate con precisione, quasi come impresse su carta fotografica lungamente esposta.



Il tema del “due” che l’artista concettualizza nella sua opera è legato alla figura umana e si riconduce a un esistenzialismo di radice cattolica: la fragilità della bellezza della vita umana, degli affetti, della materia; la lacerazione tra l’abisso del nichilismo e l’impossibilità di afferrare l’idea del divino; la vanità delle apparenze, quasi sempre punite.
Ma è nella tecnica usata che mi piace soffermarmi, nella sua unione tra realizzazione, metodo e significato nascosto. L’annerire col fumo una superficie trasparente, riconduce al bruciare delle nostre energie umane verso la realizzazione di un ruolo, di una identità che si vede poi limpidamente all’esterno con le sue macchie e le sue luci. Un disegnare se stessi su una tavola spirituale che poi mostreremo agli altri e a Dio. Rimangono spazi bianchi che abbagliano e oscurità che cancellano virtù e alimentano il mistero della nostra complessità umana.





Salendo un gradino arriviamo nella seconda sala, sui muri intonacati di bianco la serie di polaroid “ Corpi e Anticorpi” e il collage fotografico “Ermafrodito” di Azzurra Guerrini, ventitreenne studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Firenze.
“Ermafrodito”, a colpo d’occhio, è il primo che cattura l’attenzione. Due corpi uno maschile, fotografato di spalle, e uno femminile, fotografato frontalmente, montati a costruire un unico corpo senza testa né gambe. L’effetto di corpo unico è molto riuscito: i due modelli ritratti sono gemelli, con tratti fisici quindi simili. L’intento dell’artista è trasmettere quel senso di doppia sessualità che ormai caratterizza la nostra formazione sociale dopo la perdita dei ruoli classici dell’era pre-moderna. 

La convivenza in ognuno di noi di entrambe le caratteristiche tipiche di genere che vivono in un equilibrio costruito incollando e conoscendo il dettaglio. La serie di “Corpi e Anticorpi” è composta da due fotografie di maggiori dimensioni che ritraggono un corpo maschile di schiena, che ricorda lo studio sui corpi di Mapplethorpe, ma con una particolare intensità sulle mani che sembrano riprese su un altro piano; e un corpo di donna, frontale, sensuale, in cui i dettagli della stampa sono molto ben definiti.
Interessanti anche le altre polaroid della stessa serie, di dimensione più piccole, in cui un corpo nudo di donna di sposta su un letto con lenzuola bianco, non occupandolo mai totalmente, anzi conquistando angoli con solo particolari, ginocchia, sedere o schiena. La Guerrini racconta la sua poetica come un percorso turbolento e irrequieto iniziato durante l’adolescenza e che l’ha portata a non aver nessun preconcetto sulla nudità, la quale da lei è considerata più che un’idea di ricerca di bellezza, una ricerca di cose che destano interesse 
oltre le esacerbate volgarità e ovvietà che ci circondano.

Adesso attraversiamo la porta senza porta ed eccoci nell’ultima stanza che ospita i lavori di Lucrezia Traversi e di Edoardo Figara.



Lucrezia Traversi
, pittrice fiorentina ventiduenne espone tre suoi lavori: un dipinto e due incisioni. Il dipinto“Belladonna” ritrae una donna sinuosa, sensuale e carnale che svela nella sua nudità un arcano pericolo. L’essenzialità del corpo corrisponde ad un veicolo che talvolta inganna e si/ci nasconde. Il titolo di quest’opera richiama una pianta usata in omeopatia per scopi curativi, ma che nella sua forma naturale è velenosa, anzi letale. Le due incisioni “Lo spettro” e “La nascita di Venere” dimostrano le competenze tecniche dell’artista. In “Lo Spettro”, una figura femminile parzialmente nuda, quasi incorporea, si mostra coperta da uno scudo quasi deformato dal soffio vitale che scaturisce dall’anima umana della donna. Lucrezia Traversi presenta, a differenza degli altri due artisti per ora presentati un lavoro più classico. Ella ritiene che l’arte sia un concetto universale e condiviso prima che personale. I suoi lavori sono frutto di pensieri e visioni che trovano forma nell’arte classica, rinascimentale e barocca.




E poi sulla parete di fronte, il quadro – acrilico su juta – di Edoardo Figara, grossetano studente all’Accademia di Belle arti di Roma.
Crocifissione opera ideata e creata specificatamente per questa mostra. I richiami nella tecnica alfuturismo, svuotato dalla concettualità ideologica di quel movimento, ma presente nel tratto e l’ispirazione ai volti taglienti di Francis Bacon sono ben mescolati a una componente ideativa e di realizzazione personale. Un bacio conturbante che due individui si scambiano proprio all’altezza dei genitali della figura principale crocifissa senza chiodi. Quasi auto-immolata. L’artista lontano dal voler provocare o scandalizzare, rappresenta la corporalità in due suoi sentire antitetici: il dolore e il piacere. Molto interessante la serie di bozzetti dello studio al dipinto: lupi-angosce da cui fuggire, contraendo il corpo, particolari di muscoli o di 
posizioni sessuali.



Ok, adesso esco. Torno nel buio del pomeriggio, nei fari, nelle luci arancioni e verdi, nel groviglio di corpi in movimento verso un qualcosa, un obiettivo che sia anche solo se stessi. C’è rumore fuori. Dentro era tutto così silenzioso.
Poi penso: “Ogni artista riesce a creare, partendo da una similare base genetica di neuroni sensitivi recettivi, unici immaginari di visione e percezione sulle cose del mondo. Elabora informazioni comuni a tutti per estraniare un senso altro. Spesso non visto."
Quante storie che conoscono i corpi degli uomini.




Maruska Nesti



lunedì 10 giugno 2013

Le opere soffrono la solitudine del maratoneta?



Ho sempre amato, negli inglesi, la capacità di distinguere nettamente la solitudine ricercata da quella subita e il saperlo fare sin dalla scelta del vocabolo con cui designarle.
Mi chiedo se non sarebbe più facile accettare la condizione potendola definire correttamente. Del resto, una parola nasce dalla consapevolezza e, in ultima istanza, da essa può partire la ricerca di una soluzione.

Le opere d'arte delle esposizioni tradizionali nei nostri musei sono sole per troppo tempo. Restano lì appese a prendere polvere per mesi, senza che la luce che le anima sia carpita da occhi interessati. Gli afflussi ai musei sono ben definiti da un grafico a gobba di cammello. All'inizio e alla fine di una mostra c'è sempre un picco di visitatori che immancabilmente crolla nei mesi centrali. Questo significa che per mesi le opere possono crucciarsi di sentirsi sole, nel mezzo di una maratona silenziosissima.
I dati forniti alla fine di una esposizione riportano sempre il numero di visitatori complessivo, mai la media giornaliera: analizzandola, spesso ci si renderebbe conto dello spreco. 

La logistica di una mostra è monumentale, così come i costi; quindi si cerca spesso di far succedere più date in sequenza, per rendere fruibile l'evento a un numero maggiore di visitatori. Si potrebbe migliorare, e di molto.

Una soluzione può essere la flash exhibition: le opere viaggiano continuamente e le tappe sono brevissime, al massimo un mese, ma anche meno. In questo modo, il visitatore ha la sensazione di appuntamento immancabile, di proposta attualissima e imperdibile: la maratona si fa corsa.
Nulla di frenetico; si annullano i pomeriggi fiacchi. 
Questa che sarebbe una possibilità conveniente per le grandi mostre, è di fatto una necessità imprescindibile per le esposizioni di giovani artisti. Così facendo le opere divengono parte di un percorso fluido, che permette una fruibilità e una visibilità maggiori. I giovani artisti spendono moltissimo tempo nella fase promozionale, a discapito della produzione di nuove opere, della condivisione di stimoli e ricezione di nuove tendenze. Liberarli dalla necessità continua di intercettare nuove piazze, inserendoli in un circuito efficiente e in continuo movimento, farebbe a loro e al pubblico un pregevole servizio.

Ho messo in pratica questa mia teoria: di recente ho curato una mostra per la quale ho previsto tempi di esposizione non superiori ai quindici giorni per location. Anche quando mi sono stati offerti spazi molto interessanti per periodi più lunghi, ho rifiutato, e sono certo che gli artisti che hanno partecipato hanno compreso e condiviso le mie ragioni. L'unico modo per realizzare un sistema di questo genere è appoggiarsi ai fermenti più attivi dell'arte contemporanea italiana. Mi riferisco alle associazioni sommerse, ai centri sociali autogestiti, agli eventi autopromossi, svincolati da quei formalismi e servilismi così infantili, nel loro continuo chiedere permesso e accattonare consensi. 
Coinvolgendo minuscoli e attivissimi collettivi, si può contare sul loro entusiasmo e su una rete fittissima che copre tutta la penisola. Le opere trovano una caldissima accoglienza, un pubblico motivato e allestitori meticolosi.

L'Italia vive artisticamente un periodo non differente dal post dittatura franchista della Spagna dei tristemente lontani anni Settanta. Se allora Almodòvar si divideva tra la regia e il palco su cui impugnava il microfono dall'alto di zeppe chilometriche, ora quel coraggio è un ricordo e una cicatrice. Il senso profondo della ribellione sembra sfogarsi in cinico nichilismo, in autolesionismo passivo. Fortunatamente c'è un sottopelle vibrante ed affamato.

Molte delle microgallerie domestiche languono sotto il volo famelico di avvoltoi, in attesa che l'ennesima bolletta da pagare faccia scattare uno sconto disperato. Alcuni pittori si rifugiano in casa, non aprono più a nessuno. Molti smettono, abbandonano, identificano l'arte con la parte di sé che non permette un inserimento conforme: sono creativo, quindi non troverò mai un lavoro. Tremendo. Rovesciata è anche peggio: smetto di far arte, mi accetteranno e pagherò le bollette. Sono quelli i nostri veri artisti e quasi nessuno sa o sospetta che esistano. Con fatica, porta dopo porta, sono andato a scovarne alcuni e, credetemi, il post dittatura italiana, almeno nell'arte, è una realtà.


Sandro Fracasso


lunedì 22 aprile 2013

Il Sopruso Silente: mostra collettiva benefica ed itinerante.

Cari Amici, 
siamo più che felici di invitarvi alla collettiva di arte contemporanea sia figurativa che letteraria "Il Sopruso Silente", curata dal Collettivo Artistico Non Cresco Più, con cui noi psikiani abbiamo collaborato alla realizzazione della data fiorentina.

Questa mostra ha due particolarità di rilievo: la prima è che è una mostra che gira l'Italia, la prima esposizione è avvenuta al Centro Sociale La Resistenza di Ferrara, in cui si è fermata per otto giorni con un ottimo riscontro di pubblico.
La seconda particolarità è che ha un fine benefico. Infatti durante la mostra sarà possibile, per chi lo vuole, donare anche solo un euro all'Associazione Pantagruel di Firenze, che si occupa di gestire laboratori riabilitativi nel carcere di Sollicciano qui a Firenze. Troverete quindi un punto vino a offerta libera ed inoltre sarà possibile anche prenotare delle visite guidate dal curatore della mostra, Sandro Fracasso, ad offerta libera.

Il 3 Maggio, venerdì sera alle 21.30, ci sarà un reading poetico degli autori presenti alla mostra e di poesie di detenuti ed ex detenuti.
Il 4 maggio, sabato pomeriggio alle 15.30, ci sarà il concerto della cantautrice Rebi Rivale,vincitrice del Premio Speciale Amnesty International sezione musica nel 2011 e nel 2013 .

Per tutti i dettagli vi lascio il link al 



         Comunicato Stampa



lunedì 18 marzo 2013

Il sopruso silente: sprazzi di libertà




Siamo felici di segnalarvi l'iniziativa dei nostri amici del Collettivo Artistico "Non cresco più".

Dal 22 al 28 Marzo a Ferrara al Centro Sociale La Resistenza in Via Resistenza, 34, si terrà la mostra 
"Il Sopruso Silente"

Vernissage: Venerdì 22 alle ore 18.

Il tema trattato è quello della violenza quotidiana, espressa così dal curatore della mostra, Sandro Fracasso:

Quello che molti chiamano stress è forse meglio espresso come l'esito inarrestabile di un sopruso silenzioso, che si insedia dentro di noi e scava tra le macerie del nostro esistere, fino a trovare il punto di rottura. Di lì in poi si possono comprendere, ma non assolvere, le vite stroncate anzitempo, per propria stessa mano e per colpo inferto soprattutto sui più deboli. Tra questi, i naufragi di milioni di giovani che non riescono più a credere nella propria vita, che attendono una fine che svuoti




In esposizione opere pittoriche e fotografiche, ma anche testi e poesie, sul tema del sopruso fisico e psicologico che subiamo ogni giorno.


Questi gli artisti e gli scrittori in mostra:
Maria Elena Abbate, Alessio Balduzzi, Michele Barbieri,Carlo Bollani, Stefano Bonazzi, Claudia Ceolin, Donatella D'Angelo, Roberta De Tomi, Simona De Marchis, Massimo Durelli, Sandro Fracasso, Antonella Iaschi, Luna Malaguti, Terry May, Attilio Mina, Maruska Nesti, Marco Pieraccini, Pietro Pontieri, PV (Pietro Vanessi), Irene Raspollini, Stefano Ravaglia, Emiliano Rinaldi, Federica Stella, Rafael Vindigni, Rami Zakaria.


L'ingresso alla mostra sarà ad OFFERTA LIBERA. I proventi saranno destinati ad arricchire di nuovi volumi la biblioteca del carcere di Ferrara.

Per info visitate il sito: www.noncresco.wix.com/ilsoprusosilente


Per tutte le attività parallele organizzate dal CSA "La Resistenza" ( aperitivi, concerti, reading seguite il seguente link.


La mostra è itinerante e girerà l'Italia, Psike avrà l'onore di ospitarla il 3 e 4 Maggio.



martedì 12 febbraio 2013

Resoconto per noi e voi

clicca QUA per vedere l'album

L'hotel è alle spalle ora.
E' passata una settimana e quello che rimane è il sopore di sogno delle vacanze riuscite. Nonostante per noi organizzatori sia stato tutto tranne una vacanza.
La soddisfazione per la buona riuscita probabilmente dipende anche da questo.
Ringraziamo tutti gli artisti che hanno partecipato e collaborato con noi e che soprattutto sono venuti a trovarci, permettendoci di conoscere nuove belle persone e la loro arte più profondamente.
Ovviamente ringraziamo chi è passato e chi è ripassato a visitarci, le persone conosciute durante la mostra.
Qui a fianco, sulla vostra destra, c'è il link per scaricare gratuitamente il catalogo dell' Hotel Gilgamesh, corredato di un breve racconto.
A breve le foto e le interviste.

Intanto un'unica e ultima cosa:

Viva la curiosità

domenica 27 gennaio 2013

Hotel Gilgamesh #3




Il pendolo oscilla. 
No, mi sembra impossibile, sta oscillando molto veloce adesso. E’ feroce, verace, questo dondolio. Il presente è un figlio di puttana. E’ presente adesso e un secondo dopo non più. Un ciclo che si rinnova ad ogni istante e a pensarlo troppo ti fa impazzire. Verrebbe voglia di spararsi, o di lanciare pietre sul pelo dell’acqua solo per aspettare che cambi il momento.

C’è un treno in arrivo, lo sento, mi prude il cuore e il mignolo destro.
Ferite diverse, eppure ferite.



Ex Chiesa San Carlo dei Barnabiti
Via S. Agostino 23
Firenze

Venerdì 1 Febbraio 20.00-24.00
Sabato 2 Febbraio 17.00-24.00
Domenica 3 Febbraio 14.00-20.00

mercoledì 7 novembre 2012

Francesca Woodman: quello che le foto non dicono



"Ho dei parametri e a questo punto la mia vita è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza di caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate". Sono i pensieri spassionati di una giovane donna, così "artista" - sensibile, profonda, irrequieta - da non riuscire a convivere con l'intensità dell'esistenza. Sto parlando di Francesca Woodman (1958-1981) che a soli 22 anni si tolse la vita buttandosi da un grattacielo di New York. Figlia di artisti americani, cresciuta in una casa con vista su Santa Maria Novella a Firenze, ma con un frequente "va' e vieni" dall'America, la Woodman racchiude il suo complesso mondo interiore nelle fotografie, tutte rigorosamente in bianco e nero. Nel 1975 si iscrive alla "Rhode Island school of design" ma il periodo di studio che trascorre a Roma - maggio 1977/agosto 1978 - è il momento più magico e formativo.
Protagonisti delle sue immagini, lei e il corpo: quasi sempre nudo, forse simbolo dell'impotenza davanti all'aggressività della vita. Si spalma contro pareti spoglie e rovinate dal tempo, si nasconde dietro gli oggetti o diventa un tutt'uno con essi; si specchia e si confonde col proprio riflesso, viene bloccato dallo scatto della macchina fotografica proprio quando sta per allontanarsi. E resta solo un timido riflesso di una presenza angelica. Un corpo fugace quindi, a volte seminascosto da un velo o in parte celato da un abito, che nel momento stesso in cui appare si sfuma, perde consistenza e diventa un'ombra confusa. 

Francesca Woodman, che a 23 anni aveva paura di invecchiare e temeva la solitudine, riusciva a creare ritratti perfetti delle sue paure e, inquadrandoli, li rendeva immortali, alla portata di tutti. E per sempre. Ma le sue opere non sono tragiche, anche perché formalmente troppo eleganti; sono, semmai, magnetiche e oscure al tempo stesso perché suggeriscono verità incomplete, accennano a emozioni che si possono soltanto percepire e mai comprendere fino in fondo. "Ti ecciterai, caro amico, osservando un'immagine, ma non saprai mai che cosa vi è dentro" scriveva la giovane artista, regalando la più acuta presa di coscienza sull'universo che si nasconde nella fotografia. Ma dove dobbiamo ricercare, allora, il senso del suo suicidio? Non nel
malessere giovanile, né nelle crisi creative e neppure in una presunta instabilità mentale. La Woodman è sempre stata lucidissima e intellettualmente assai precoce. Si tratta, quindi, di un gesto tangibile che pone fine alla sua ricerca. Folgorata dal mal di vivere, decide che è meglio preservare la commovente delicatezza (interiore, artistica) degli anni vissuti e non rischiare di sporcarla. Una scelta opinabile, ma pur sempre una scelta.
Michela Silla
[IMG. F.Woodman]

mercoledì 12 ottobre 2011

OUTLANDISH

BRUNO MARRAPODI 
Maelstrom Art Gallery 
Via Ciovasso 17 - Milano 
dal lunedì al sabato dalle 14.00 alle 19.00
Ingresso libero

mercoledì 21 settembre 2011

Alfonso Lance


Ex Chiesa San Carlo dei Barnabiti
Via Sant'Agostino 23
Firenze

23 settembre ore 21.00
24 settembre ore 21.00
25 settembre ore 17.00


[interpretata da Neri Batisti]












Ingresso:
Libero

Orari di apertura mostra Conviv(io):
Venerdì 23 - 20.00/24.00
Sabato 24 - 19.00/24.00
Domenica 25 - 16.00/23.00

martedì 6 settembre 2011

Psike presenta Conviv [io] - Convivenza con l'Io


 

CONVIV-io
23-24-25 settembre 2011
Ex chiesa San Carlo dei Barnabiti
via Sant'Agostino 23 - Firenze

ingresso libero



Bentrovati Amici,

partiamo da un assunto anni sessanta abbastanza criticato già dall’antropologo Whorf: 

“La lingua determina direttamente la rappresentazione del mondo”. 

Sostituiamo o meglio ampliamo il concetto di lingua a quello di comunicazione artistica. Cosa otteniamo? Una mostra collettiva, che si svolgerà a Firenze a fine settembre, in cui artisti provenienti da varie regioni di Italia, fra cui alcune vecchie conoscenze di questo blog, esibiranno la loro personale e unica rappresentazione mentale del Sé.

Il tema centrale è sintetizzato nelle poche righe qua sotto:

“Nascere non è una scelta.
Mentre tutto il resto è bivio, trivio, crocevia di sensazioni, emozioni, visioni. Motivazioni.
Nascere no. E’ un attimo nell’abisso, nel niente da sviluppare in materia, in vita.
Cresciamo con gli avanzi degli altri che ci nutrono, oppure troviamo becchime nelle rimanenze di magazzino di ideologie che brillano nei cieli di Utopia.
Se siamo forti ci creiamo castelli e case che sembrano nostre: usanze, abitudini, creazioni. Figli senza arterie, fermi ad età da conclave.
Nessuno ci insegna come fare, solo noi sappiamo cosa vuol dire vivere ogni secondo spalla a spalla con se stessi: quei bastardi, quei furbi, quei disturbati, quei disperati, quei romantici, quei razionalisti, quegli Umani che siamo noi.”



Le arti esposte sono molteplici, questa volta non ci siamo voluti far mancare proprio nulla: fotografia pittura, scultura, installazioni e teatro.

Le date di esposizione e l'indirizzo del luogo -la splendida chiesa di S.Carlo de' Barnabiti- li trovate nella locandina in alto.
Ingresso libero, vi aspettiamo!

lunedì 28 febbraio 2011

Memorandum - Festival della fotografia storica nel 150° d'Italia


Raccontare l'Italia e i suoi ultimi 150 anni attraverso la fotografia, immagini giocate tra la realtà piu' secca e l'immaginario poetico. E' quanto fa la mostra Memorandum-Festival della fotografia storica che si terrà tra Torino (19 febbraio - 27 marzo) e Biella (26 febbraio - 27 marzo). In tutto 21 mostre (tra vintage, riproduzioni digitali e fotoproiezioni) provenienti da musei, fondazioni, archivi industriali, agenzie fotografiche, associazioni, privati. Immagini di autori che raccontano aspetti diversi della nostra storia e del nostro tempo con una particolare attenzione alla ricorrenza del 150° dell'Unità d'Italia.
Dopo il successo della prima edizione, con piu' di 20.000 visitatori tra Torino e Biella, l'Associazione Stilelibero, con Alessandro Luigi Perna e Fabrizio Lava che ne sono ideatori e curatori, ha deciso di proporre una seconda edizione, anche questa concepita da una parte per valorizzare milioni di immagini fotografiche storiche conservate negli archivi grandi e piccoli, noti e meno noti, italiani e internazionali, rendendoli ''visibili'' al grande pubblico, dall'altra per indagare come la fotografia, strumento artistico e di comunicazione per eccellenza, abbia registrato la realtà nei suoi molteplici aspetti a partire dalla metà del XIX secolo. Una mostra che vuole riportare alla luce del materiale ''nascosto'', ma anche avviare una discussione sul tema dell'archiviazione della nostra storia.
Il Festival si compone di 21 mostre (molte inedite) distribuite tra Torino e Biella, di uno spettacolo teatrale e di un workshop dedicato agli archivi fotografici delle fondazioni patrocinato da Acri (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa). A Torino la sede espositiva sarà il Museo Regionale di Scienze Naturali, a Biella le sedi saranno due, lo Spazio Cultura della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e la sede espositiva della Fondazione Sella e Città Studi-Polo Universitario della città. Tra i partner e i fornitori delle mostra vi sono Fondazione Sella, Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, Fondazione Piacenza, DocBi, Centro Studi Biellesi, Fondazione Pirelli, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, Museo Nazionale del Cinema di Torino, Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (Mi), Musei Civici di Pavia, Archivio di Stato di Biella, USA National Archives, Archivi Nasa, Centro Studi Generazioni e Luoghi - Archivi Alberti La Marmora, Royal Geographic Society, Archivio del Touring Club Italiano, Tips Images, Fototeca Storica Ando Gilardi. Oltre alle personali dei fotografi Cesare Colombo e Romano Cagnoni.
(Fonte ANSA)