Visualizzazione post con etichetta Sandro Fracasso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sandro Fracasso. Mostra tutti i post

lunedì 10 giugno 2013

Le opere soffrono la solitudine del maratoneta?



Ho sempre amato, negli inglesi, la capacità di distinguere nettamente la solitudine ricercata da quella subita e il saperlo fare sin dalla scelta del vocabolo con cui designarle.
Mi chiedo se non sarebbe più facile accettare la condizione potendola definire correttamente. Del resto, una parola nasce dalla consapevolezza e, in ultima istanza, da essa può partire la ricerca di una soluzione.

Le opere d'arte delle esposizioni tradizionali nei nostri musei sono sole per troppo tempo. Restano lì appese a prendere polvere per mesi, senza che la luce che le anima sia carpita da occhi interessati. Gli afflussi ai musei sono ben definiti da un grafico a gobba di cammello. All'inizio e alla fine di una mostra c'è sempre un picco di visitatori che immancabilmente crolla nei mesi centrali. Questo significa che per mesi le opere possono crucciarsi di sentirsi sole, nel mezzo di una maratona silenziosissima.
I dati forniti alla fine di una esposizione riportano sempre il numero di visitatori complessivo, mai la media giornaliera: analizzandola, spesso ci si renderebbe conto dello spreco. 

La logistica di una mostra è monumentale, così come i costi; quindi si cerca spesso di far succedere più date in sequenza, per rendere fruibile l'evento a un numero maggiore di visitatori. Si potrebbe migliorare, e di molto.

Una soluzione può essere la flash exhibition: le opere viaggiano continuamente e le tappe sono brevissime, al massimo un mese, ma anche meno. In questo modo, il visitatore ha la sensazione di appuntamento immancabile, di proposta attualissima e imperdibile: la maratona si fa corsa.
Nulla di frenetico; si annullano i pomeriggi fiacchi. 
Questa che sarebbe una possibilità conveniente per le grandi mostre, è di fatto una necessità imprescindibile per le esposizioni di giovani artisti. Così facendo le opere divengono parte di un percorso fluido, che permette una fruibilità e una visibilità maggiori. I giovani artisti spendono moltissimo tempo nella fase promozionale, a discapito della produzione di nuove opere, della condivisione di stimoli e ricezione di nuove tendenze. Liberarli dalla necessità continua di intercettare nuove piazze, inserendoli in un circuito efficiente e in continuo movimento, farebbe a loro e al pubblico un pregevole servizio.

Ho messo in pratica questa mia teoria: di recente ho curato una mostra per la quale ho previsto tempi di esposizione non superiori ai quindici giorni per location. Anche quando mi sono stati offerti spazi molto interessanti per periodi più lunghi, ho rifiutato, e sono certo che gli artisti che hanno partecipato hanno compreso e condiviso le mie ragioni. L'unico modo per realizzare un sistema di questo genere è appoggiarsi ai fermenti più attivi dell'arte contemporanea italiana. Mi riferisco alle associazioni sommerse, ai centri sociali autogestiti, agli eventi autopromossi, svincolati da quei formalismi e servilismi così infantili, nel loro continuo chiedere permesso e accattonare consensi. 
Coinvolgendo minuscoli e attivissimi collettivi, si può contare sul loro entusiasmo e su una rete fittissima che copre tutta la penisola. Le opere trovano una caldissima accoglienza, un pubblico motivato e allestitori meticolosi.

L'Italia vive artisticamente un periodo non differente dal post dittatura franchista della Spagna dei tristemente lontani anni Settanta. Se allora Almodòvar si divideva tra la regia e il palco su cui impugnava il microfono dall'alto di zeppe chilometriche, ora quel coraggio è un ricordo e una cicatrice. Il senso profondo della ribellione sembra sfogarsi in cinico nichilismo, in autolesionismo passivo. Fortunatamente c'è un sottopelle vibrante ed affamato.

Molte delle microgallerie domestiche languono sotto il volo famelico di avvoltoi, in attesa che l'ennesima bolletta da pagare faccia scattare uno sconto disperato. Alcuni pittori si rifugiano in casa, non aprono più a nessuno. Molti smettono, abbandonano, identificano l'arte con la parte di sé che non permette un inserimento conforme: sono creativo, quindi non troverò mai un lavoro. Tremendo. Rovesciata è anche peggio: smetto di far arte, mi accetteranno e pagherò le bollette. Sono quelli i nostri veri artisti e quasi nessuno sa o sospetta che esistano. Con fatica, porta dopo porta, sono andato a scovarne alcuni e, credetemi, il post dittatura italiana, almeno nell'arte, è una realtà.


Sandro Fracasso


lunedì 4 giugno 2012

Ballata del disimpegno




Ci stiamo chiamando fuori
un istante prima che lo presumiate
è già tutto fatto siamo a sudare
in orti concimati da bestie smunte
e in boschi abbandonati frettolosamente per la tv a colori
occupiamo casupole  fredde e mal servite
in montagne che avete visitato per caso
magari a caccia o per rubare funghi e castagne
di quelle che avete strapagato fregandovene del fatto
che non ci sareste andati che noi non avremmo avuto una casa
quelle che adesso svendete per l'imu
dopo averle fatte marcire guardandole in foto
dalle scrivanie emorroidee dei vostri posti garantiti
allora perchè insistete col lavorate di più lavorate tutti
credete che non sia chiaro a noi in primis che state vivendo troppo
che siete costosi che le vostre pensioni non le avete guadagnate ma rubate
credete che non ci sia in ogni nostro sogno un mondo senza la vostra generazione
ognuno porti un vecchio inutile e riceverà un pacco di sopravvivenza
se arrivate tardi dovrete accontarvi
siete così illusi da ritenere che non ci siamo resi conto
che non basteranno i soldi per le vostre spese grasse
di viaggi e sprechi continuate a farvi il bidet bollente e i ritocchi inguinali
noi moriremo dieci anni prima di voi senza un medico garantito
con medicine d'erbe di campo e un amico sensibile a farci da guanciale
pensate davvero che non ci siamo accorti che siete pronti
per abboffarvi di nuovo oltre l'immagine stessa dell'oltre
qualcuno di noi si opporrà e ancora continua a farlo
ha il sogno sbagliato in testa
non c'è pratica per un sistema giusto ricco ed in espansione
chi lo sa è già lontano fuori da tutto eppur vicino come una zecca
i più sagaci stanno preparando il conto della vendetta
preparatevi perchè
non sarete nonni e non sarete cullati sul letto di morte
ve ne andrete soffrendo ma consolatevi
di certo meno di noi e senza capirci molto
a qualcuno farete anche pena qualcuno di poco meno vecchio
scriverà del dramma del vostro patire sei mesi su una vita.
dei rischi drammatici delle vostre esperienze di falsi lavoratori
di mezzo ci andranno anche innocenti gorilla bianchi
quelli che sapevano fare amare e rispettare
ma le vittime in una transizione sono il colore
del cielo all'imbrunire
tinta mutante che non si riesce a fissare che per un istante
e che col calar della notte
è poco più del suo ricordo stonato
eppure le chiocce continueranno a covare
poi smetteranno anche loro
lasciamo spazio agli insetti che se ne fregano le antenne.


Sandro Fracasso

martedì 28 febbraio 2012

Soma d'autore

Dimmi della realtà 
in modo così coerente
che io la faccia mia
una volta per tutte
te ne libererai


Gli autori di libri sono in costante aumento, di pari passo  i lettori calano. 
Con questa premessa, l'editoria è sempre di più un affare di testi prodotti a proprie spese. La strada principale di queste imprese editoriali è lastricata di premi inventati ad arte (premio letterario della lettiera d'oro, gran premio onorario di bagno di sopra etc.).

I vincitori, gonfiato l'italico petto, si frugano in tasca per dare alle stampe la loro prestigiosa produzione. Il ragionamento che va per la maggiore è: <<Ho vinto, sono il migliore, tutti lo devono sapere>>. Così le discariche si riempiono delle copie mai scartate di questi nuovi pluripremiati. I loro fortunati amici e parenti si ritrovano sul comodino prose imbarazzanti e storie spesso sconclusionate.<<L'hai letto? Splendido vero? Hai notato che ti cito a pagina 12, si dai, era il minimo: Dopo che abbiamo condiviso tutto,  farti partecipe della mia gloria immortale!>>.
Negli anni il numero di ore che dedichiamo alla lettura è decollato in virtù dell'uso di internet. Di pari passo la qualità di ciò che leggiamo è crollata. Deve essere subito assimilabile, pillole di concetti di pronta fruizione. Conseguenze immediate, ne sono: la morte della grammatica, dello stile, suicidio premeditato della punteggiatura e autolimitazione della frase a un pugno di parole, modulo all'inglese. Se i pensieri ora iniziano con congiunzioni, se le frasi finiscono con dodici punti interrogativi, o escalamativi, visto che il dubbio è solo una variante della certezza, lo dobbiamo agli strenui difensori del take away culturale. La lingua evolve e non puoi certo essere tu ad arrestarla. Premesso che non è che si frema dal desiderio di essere travolti dal treno in corsa dell'ignoranza, cosa ci stanno a fare sulla terra quei quattro disperati che oltre a saper pensare, sanno ancora scrivere? Si potrebbe azzardare che meditino di darsi agli stucchi veneziani. Al contrario è la cosiddetta onda perfetta da cavalcare. Un paio di apparizioni televisive e il peggio del peggio è best seller. Del centinaio di libri che insulto ogni anno, molti sono italiani. Ci telefonano questi autori o parlano dalla doccia, di certo non scrivono, non a cervelli intelligenti. Al liceo c'era sempre quel compito di latino di metà febbraio che proponeva una versione di Tacito, non Cesare, macchè Plinio, no proprio Tacito. Il massimo piacere non era tanto il buon voto, quanto il disinnescare l'elegante struttura che racchiudeva, spessissimo, massime esaltanti per la formazione di giovani escursionisti del sapere. Chi ha una dote ha anche una responsabilità nei confronti degli altri. Chi ne ha due è condannato. Allora iniziate a scrivere, rileggetevi fatevi leggere, confrontatevi e poi riprendete, da capo. Quando avete una buona idea con il difetto di essere complessa, ricordate che non sempre la si può esprimere in modo facile. Non vi capiranno molti facilisti, quelli che recitano: <<se t'è ben chiaro lo devi poter spiegare anche a tua nonna>>, vanno ammaestrati al favoloso universo post nonna. Al di là delle massime da bar e del semplice ad ogni costo, ci sono le storie che non siamo riusciti a vivere, le persone che proprio non capiamo, le vicende che ti lasciano il desiderio di riavvolgerle, di riascoltarle. È per loro che si scrive, per loro e per noi stessi, che così tanto sappiamo amare lo scritto, che ci siamo dimenticati la fatica che si fa per contenerlo. Questa sensazione non si traduca in testi autoreferenziali e privi di connessione con l'umano. Le parole sono una forma di comunicazione, al di là di suono e sintassi; rendiamogliela dura ai semplicisti, con quella pedante cura del dettaglio, che solo chi sa di non aver tempo per riscrivere due concetti semplici per esprimerne uno complesso, sa scovare. Siate spietati con chi si prende gioco del vostro tempo e della vostra intelligenza; sanno che ci sono rime che funzionano sempre. Che funzionavano, mi sento di rispondere.

Sandro Fracasso
Img: Irving Penn

lunedì 29 agosto 2011

Forgiami un artista per venerdì alla chiusura



Chi resta sulla barca
vede in ogni approdo
solo un'isola
quando è un continente
chi scende pensandolo
prende tempo
poi saluta il proprio


La manifattura rende l'uomo diverso dall'animale, l'uso di oggetti di derivazione molteplice e la ricca ridistribuzione del senso del necessario creano il superfluo: l'arte vi appartiene? Quando si quota un quadro (specie in periodi di crisi) al costante rialzo, si attribuisce a un bene non fruibile un senso materiale, un valore monetizzabile carico di profondo ottimismo. Picasso è un cattivo investimento è altissimo e anche se sale lo fa poco e per gradi, non sarà mai come l'oro. Qual è l'argento di questi anni a rischio? Dove si combinano il valore commerciale, l'arte e la soddisfazione del pubblico? Su questo punto combattono i nuovi predoni dell'arte giovanile, nessuna purezza chi produce arte spera di monetizzarla, anche il pù umile accetterebbe di buon grado di viverne. Non ci sono concerti di scultori, ci sono stati quelli di poeti, ora no, adesso dobbiamo sorbirci le vaghezze di travagli on the road, tu di che pigmalione sei, a quale stock appartieni. Opzioni senza controvaluta, chiaro non v'è un primato di una forma artistica, ma questi sono anni difficili, tremendi, non meno dei trascorsi settanta, dove sono gli artisti scomodi e ottimisti? Anni di parossistico lavoro han trasformato il sogno in una sequela di sdoganabile piattume, prima di scrivere consulto il mio ufficio legale, poi la santona, infine cambio numero di cellulare. Cosa è creare in un periodo di crisi se non scoprire costantemente che si è i ritardo con la splendida intuizione che si è avuta, in debito con la memoria e soprattutto con chi ci crede in piena ciclicità. Qui a rigore si dovrebbe iniziare con le citazioni per dare la prova di sapere il fatto proprio, di essere pronti a sostenere il carico del pensiero delle amebe; chi si arrabatta tra una Gibson scordata e pesanti tassi glicemici mi confonde con un decollo.
Proviamo con un esempio: scolpire nudi è sensazionalmente onesto. Frase anni ottanta novanta roboante e artificiale, il cervello l'interpreta prima che il corpo possa anche solo provare a pensarci. Come quando vedete qualcuno che vi piace, odorecorpomovenze. Poi si mette di mezzo la testa: non posso farcela e non ci provo! E il corpo resta lì, a metà, affamato.
Scopire nudi il legno è un conturbante mix di euforia sudore e rischio. Con quelle schegge che volano c'è da stare attenti, poi si sa quando si ha la sensazione di libertà che sconfina in liberismo, allora si bisogna stare attenti, è la volta che ci si fa male. È così pericoloso farsi male? Noi generazione di poli-etcetc siamo sempre più tutelabili, ma cosa significa rischiare qualcosa quando si ha tutto per cui non farlo? Non è forse questo il senso perverso dell'arte fine a sé stessa? Bene questa forma di arte latita da tempo. Chi la produce la cerca come un banco al mercato del proprio stordimento, chi ce l'ha la riproduce come un set di arredo bagno: vuoi un cat blu? Vedo ora è nella piana a far scorta di soppressa, se lo becchi a Central Park magari gliela butti lì.
Bon io vado a farmi mettere i punti.


Sandro Fracasso