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giovedì 21 gennaio 2016

Wall 2016 - conosciamo gli artisti : Federica Gonnelli


Fin da piccolissima ha sentito la necessità di creare, identificandola con il desiderio di saper disegnare. "Il disegno è la base per ogni progetto, per ogni creazione in ogni ambito del fare umano, il disegno è la traccia, la radice dalla quale si sviluppa tutto." - dice.

Il gioco è importante quanto la coerenza. Perché la coerenza dell’artista è prima di tutto dentro se stesso, nella sua vita, nel suo percorso e di conseguenza successivamente in ogni sua opera, ma al tempo stesso occorre a ogni opera sapersi mettere in gioco. La razionalità è importante quanto il sogno ; ogni elemento dell’opera ha un suo perché,  i limiti si superano, ma occorre sapersi fermare. Tutto ciò che fa trae liberamente spunto da vissuto, memoria familiare, habitat, sentimenti, arte e dal paesaggio della sua terra, attraversata da confini, contrasti ed intrisa di arte e creatività.
Elementi che implicano necessariamente il mettersi in gioco, prima esternando i  sentimenti e successivamente, molto spesso, esponendosi in prima persona.
(Qui e in ogni altro dove)


Federica Gonnelli sente fortemente la relazione tra l’opera e lo spazio in cui l’espongo e quindi ogni opera vede la luce nel momento in cui ha capito di aver trovato il luogo giusto e tempo giusto per presentarla. La sua ricerca, è volta al superamento dei confini, qualsiasi essi siano, che relegano in compartimenti stagni le varie arti così come i confini che dividono gli individui. "Mi piace pensare di sorpassare in qualche modo con la mia ricerca il limite tra bidimensionalità e tridimensionalità."



(Chi ha paura del vento)

Contemporaneamente la ricerca di spazio mi ha portato ad ampliare i miei progetti e ad affiancare alla realizzazione delle opere tridimensionali: performance, suoni, video proiezioni, installazioni e videoinstallazioni. Nel mio percorso il video mi ha permesso di superare il concetto di contenitore reale presente nella mia opera, acquisendo un contenitore virtuale (il video stesso), nel quale le immagini scorrono fluide, elastiche, pulsanti, vitali, leggere e semitrasparenti. 

(Cos(ci)enza)

"Il mio lavoro permette una molteplice stratificazione di materiali e di interpretazioni che, di volta in volta, privilegiano diverse componenti costitutive. Si può esaminare un'opera dal punto di vista dei materiali utilizzati, soprattutto tessuti e organza, ma anche dal punto di vista dell'immagine, o del rapporto tra questa e linguaggio. Ogni percorso interpretativo finisce per supporne un altro, così che non possa mai dirsi completamente esaurita la lettura.
Il senso dell'opera d'arte, è nella stratificazione di trasparenze: la “densità” di un'opera deve consentire di intravedere quanto è oggetto della rappresentazione. Non deve, la rappresentazione sostituirsi all'oggetto rappresentato, essere cioè troppo densa e opaca, ma al tempo stesso non può nemmeno diventare una trasparenza pienamente penetrabile, di nessuna densità, togliendo consistenza all'opera. La rappresentazione deve lasciarsi attraversare."


(Io testimonio- dei delitti e delle pene )

mercoledì 16 gennaio 2013

Hotel Gilgamesh #1

Ho occhiaie dipinte da migliaia di giorni e il mare è una scorza vestita di scuro.
Le stelle, galassie, con una loro andatura e il mare è una veste dipinta di scuro.

Siamo in attesa. 
Tutti gli ospiti dell'hotel lo stanno aspettando. Gli ho fatto vedere alcune delle fotografie più famose di lui e, a parte i soliti misantropi autistici, gli altri sono stati pervasi da una certa fibrillazione. Sia gli uomini che le donne. L'effetto è stato paritario.
Ho dovuto dirglielo. Sì, è stata una mia scelta. Io l'ho contattato!
Se fosse arrivato d'improvviso avrebbero pensato che fosse uno come loro: catapultato qua da un destino che ha messo mano alle loro vite precedenti. 
Un altro disperso in questo frammento di spazio sconosciuto.
No. Lui arriva qui volontariamente. Precettato dalla mia richiesta di cambiare lo status quo, per primo quello architettonico e urbanistico, e poi, sono sicura, modificherà lo stato delle relazioni di noi abitanti di questo colle amorfo, babelico, spesso psicopatico.

La signora della stanza 413 è venuta dieci minuti fa, qui al banco della hall, a chiedermi se c'è un orario preciso di arrivo. Le ho risposto di no. Impossibile dire quando gli scambi dei binari direzioneranno il treno verso di noi. Il capostazione, un nano vestito di verde, col cappello rigido e un ghigno sul muso, gli indicherà la strada più rapida per giungere all'Hotel Gilgamesh. 

Io sarò qui, come sempre.



"Hotel Gilgamesh"

Ex Chiesa San Carlo dei Barnabiti
Via S. Agostino, 23
Firenze

1-2-3 Febbraio 2013

venerdì 4 febbraio 2011

Psike intervista Keziat

E mentre la mostra riapre anche per questo fine settimana, andiamo a conoscere ed interrogare Keziat, indubbiamente un'artista visionaria.

***


Tutto si spiega. E’ un modo di dire, un intercalare dialogativo quando tasselli disparati confluiscono in un insieme che assomiglia ad un tutto. Hai mai avuto questa sensazione all’inizio o durante il tuo percorso artistico?

Nel 2009 ho cominciato a sperimentare anche il video come mezzo di espressione artistica. Non l’avevo mai fatto prima, anche se era in progetto da anni, e nel realizzare il mio primo cortometraggio “Memoria di un folle” ho provato proprio questa sensazione: unire migliaia di disegni in sequenza per formare un tutto, che trasmettesse fino in fondo il mio incredibile micro mondo visionario.

In generale quando lavoro su una nuova opera provo sempre una sensazione simile perché all’inizio sono totalmente influenzata da forze emotive contrastanti, ricordi e stati d’animo legati anche al mondo che mi circonda. E solo quando è completamente finita capisco di aver concretizzato tutto ciò che avevo in testa.


Doveva essere un re, invece è un fante. Non è una domanda, ti chiedo un’interpretazione libera.

A volte quello che vediamo non è ciò che sembra. Mi fa venire in mente il mio approccio ambiguo con il mondo reale. Vivendo infatti sempre un pò tra la realtà e l’immaginazione mi capita spesso di vedere la stessa cosa in due modi differenti. Una è quella reale, l’altra è una mia interpretazione.Il mio lavoro è pieno di questi capovolgimenti di ruoli perché mi piace molto decontestualizzare tutto per ricostruire all’infinito. Scavare all’interno delle cose per svuotarle del loro significato e nello stesso tempo trovarne altri diversi. Ed è così che l’essere subisce infinite metamorfosi.


L’opera a cui assomigli, tua o di qualsiasi altro artista.

In generale, tutte le mie ultime opere mi assomigliano e rispecchiano esattamente quello che sono io, in quel periodo della mia vita. Le considero una mia proiezione, un mio prolungamento.






IMG: "memoria di un folle" -"Seduto su un albero" - "l'albero dei sogni":particolari - Keziat.