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giovedì 1 giugno 2017

Cecità (blindness)








Cecità è l'ultimo progetto collettivo creato dai fondatori di Psike, nell'intento di unire diverse discipline artistiche in un unico video. Il progetto nasce nel 2015, e solo ora è portato a conclusione.

Il tema dell'indifferenza collettiva si sviluppa lentamente, lasciandoci scivolare in un'oblio senza fine, fino a che qualcuno decide di non indossare piu una maschera.

Cecità (blindness)
2017
Video 5.34 minuti
Ideato, montato e diretto da Rafael Vindigni
Con Andrea Giusti e Maruska Nesti
Fotografia di Francesco Gallo e Marco Pieraccini
Prodotto da Psike Firenze

lunedì 15 febbraio 2016

WALL 19-28 FEBBRAIO 2016




WALL è un’ esposizione collettiva d’arte, in cui vari artisti nazionali e internazionali, selezionati dai curatori dell’Associazione Psike, sono stati invitati a confrontarsi e lavorare su un tema ancora oggi molto attuale: il Muro, i Muri.

Il muro, i muri, le mura sono sempre molto concrete. 
Fermano, dividono, separano e talvolta diventano pericolosamente invisibili. Si trasformano in una extrema ratio che solleva dal gravoso sforzo intellettivo di comprensione e accettazione. Nel 2016 sono 45 i muri di confine nazionali, pochi se paragonati a quelli che costruiamo nelle nostre città, nel nostro paese e dentro di noi. 
Quanti muri abbiamo costruito per difesa o utilità?WALL ricorda che non esiste muro senza un’apertura, fosse solo quella verso il cielo, da cui entra prepotentemente il mondo, la luce e inesorabilmente, anche gli altri. 





Artisti:

Valentina Biasetti, Andrea Cerruto, Alessandra Favetto, Alberto Antonio Foresta, Francesco Gallo, Federica Gonnelli, Peter Hawkins, Janos Huszti, Marco Pieraccini, Caterina Silenzi, Rafael Vindigni. 



19-28 Febbraio
LIMONAIA DI VILLA VOGEL
Via delle Torri 23 - Firenze

Vernissage
19 Febbraio 2016 ore 20.00


La mostra prevede, contemporaneamente all'esposizione, anche performance letterarie, teatrali e musicali:

Venerdì 19 Febbraio ore 21.00
Domenica 21 Febbraio ore 17.00
Venerdì 26 Febbraio ore 21.00
No sea de amor – pièce teatrale di Sandro Fracasso
con Andrea Giusti, Sara Montigiani e Maruska Nesti

Sabato 20 Febbraio ore 21.00
Now! Jazz sperimentale elettronico

Domenica 21 febbraio ore 21.00
Murales sonori – voce e chitarra con Piergiorgio Manuele

Sabato 27 Febbraio, ore 21.00
Push it – improvvisazioni letterarie su testi di Antonio Bauleo e Maruska Nesti

Domenica 28 Febbraio, ore 17.00
Il Nemico - Letture con Marco Di Costanzo
Prenotazione obbligatoria, massimo 20 posti


Orari di apertura dell'esposizione:

Venerdì 19 Febbraio - ore 20.00 - 24.00
Sabato 20 Febbraio - ore 17.00 - 24.00
Domenica 21 Febbraio - ore 15.00 - 24.00
Venerdì 26 Febbraio - ore 20.00 - 24.00
Sabato 27 Febbraio - ore 17.00 - 24.00
Domenica 28 Febbraio - ore 15.00 - 22.00

Nei giorni compresi tra il 22 e 26 Febbraio, la mostra è visibile su prenotazione
se si raggiunge il numero di minino 15 persone.
Ingresso Libero / Offerta libera


Ente Organizzatore:

Associazione culturale PSIKE


Per info e prenotazioni:



psike.firenze@gmail.com

domenica 3 gennaio 2016

Wall 2016 - Conosciamo gli artisti : Alessandra Favetto



Art: Photography

Location: Spain





Artista e fotografa auto-ritrattista con visioni eclettiche che abbracciano i regni della natura e la profondità delle emozioni e dei sentimenti umani.


La macchina fotografica é la mia macchina del tempo che mi permette di disegnare un mondo immaginario pieno di toni e vibrazioni differenti: a volte salto in un mondo surreale dove gli animali, le piante e gli oggetti parlano attraverso allegorie e metafore ed altre volte mi sommergo nel buio dell'anima e traduco in concetti le sue mille sfaccettature.


Ogni immagine é una storia che lascia aperta la porta all'immaginazione e alla lettura e percezione di ciascuno in base alle proprie esperienze personali.

I miei personaggi, siano essi autoritratti o animali o oggetti, sono una rappresentazione di un mondo surreale, ironico, sognante e passionale in cui mi piacerebbe vivere.

Attraverso le mie opere concettualizzo i conflitti della personalità umana e l'ironica ambiguità tra la saggezza degli adulti e l'innocenza degli animali.




www.alessandrafavetto.com
#wall2016







lunedì 3 marzo 2014

Louis Bougeois – Autoanalisi Lucida




In una bella intervista rilasciata qualche tempo fa a Christiane Meyer-Thoss, Louise Bourgeois, scultrice, nata a Parigi nel 1911, ma residente a New York dal 1938, invitata a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia di quest’anno, ha dichiarato: 
La storia della mia carriera è stata questa. Per molti anni, fortunatamente, i miei lavori non si sono venduti né per profitto né per altre ragioni. Io ero molto produttiva, perché nessuno cercava di copiare il mio alfabeto. Ne avevano sentito parlare, perché nel corso degli anni qualche mostra l’avevo fatta, ma non avevo venduto. E in America vendere equivale a avere successo. La mia immagine è rimasta tutta mia e di questo sono molto riconoscente. Ho lavorato in pace per quarant’anni. La produzione del mio lavoro non ha avuto niente a che vedere con la sua vendita. Su di me il mercato continua a non avere alcun effetto, né in positivo né in negativo”.


Prolifica, solitaria, controcorrente, in tutti questi anni Bourgeois ha tenacemente fatto della sua ricerca artistica il luogo dichiarato di una lucida autoanalisi. Convinta della necessità di non rimuovere, di non distrarsi da sé e dell’utilità, ancor meglio dell’inevitabilità, di fare i conti con il proprio passato, con i fantasmi dell’infanzia e della vicenda familiare oltre che con le tracce da essi inscritte nel corpo, l’artista ha scelto la scultura come mezzo di anamnesi e insieme di espressione. 

Indifferente alle mode culturali e alle tendenze artistiche che hanno via via dominato il nostro secolo, eppure di esse assai avvertita, ha perseguito una sua strada che solo verso la fine degli anni settanta ha incrociato il gusto e le nuove direttive del mercato dell’arte. È così che, a settant’anni compiuti e senza mai essersi allontanata da una sua privata e rigorosa linea di ricerca, Louise Bourgeois si è trovata a rappresentare al livello più alto tanto il discorso estetico oggi prevalente quanto i nuovi umori politici e sociali.*






La descrizione sopra, e le dichiarazioni delle sue interviste, ci restituisco perfettamente la visione di quest'artista che ha fatto di tutta la sua creazione l'analisi della sua vita, della sua memoria. 

Quello che più mi sorprende è come, nonostante la conoscenza del mondo artistico che poteva circondarla in quegli anni, continua a perseguire la propria via senza sentire la necessità di invertire o modificare i propri mezzi. Credo però che possiamo cogliere il suo profondo e radicato concetto, in un suo intervento degli anni novanta, dove asserisce con durezza l'impossibilità di insegnare a diventare artisti, 

“...Come lo si può insegnare?...Si può solo accettare o rifiutare questo dono. Non è un mio potere, né è mia responsabilità, o tanto meno mia intenzione, perseguire l'impossibile obiettivo di insegnare a qualcuno a diventare artista”.
Un dono. Ecco come definisce la sua potenza nel creare.
Si può insegnare la tecnica, far fare molta pratica, condurre qualcuno ad avere perfino una grande produzione, perché solo “l'opera può insegnare qualcosa, non l'artista. Un buon numero di artisti sono molto stupidi, sa” (in risposta ad una domanda di Francesco Bonami).

“...E' come provare ad aprire una porta con la chiave sbagliata. Non c'è niente che non vada nella chiave e tanto meno nella porta. Ci sono domande cui è troppo doloroso rispondere. E altre ancora cui è impossibile rispondere”.

Rafael Vindigni

Fonti
* Maria Nadotti, Prove d’ascolto. Incontri e visioni, Edizioni dell’asino, Roma 2011
Artribune, anno IV, numero 17, 2014




venerdì 19 luglio 2013

Humans | Animals


Sheepgirl (omaggio a Goya)
pastello su carta
Non si può non ammetterlo: prima o poi i cambiamenti avvengono.
Avvengono senza un nostro preciso comando, senza una nostra volontà.
Non ci si spiega come. Avvengono.

Nuova Identità
tecnica mista su tele e cartone
Quando ciò capita non sappiamo come sarà il futuro. Saremo noi stessi a modificarci, sia dentro che fuori. Diventeremo dei semi-dei o dei semi-mostri. Chissà a chi spetterà il compito di poterlo giudicare. Forse ci affideremo ancora a qualche Dio?
Sta di fatto, che presto saremo la vera bestia che celiamo dentro e che abbiamo sempre nascosto dietro la maschera del nostro volto.
In questo modo non saranno più necessarie le menzogne!

Istituzione
tecnica mista su tela
Ma se da una parte l'umano si trasforma per diventare qualcosa di diverso da quello che potremmo comunque immaginare, dall'altra parte gli animali, stanchi di subire e sottomettersi, iniziano ad assumere parte del carattere umano.
Iniziano quindi a capire che per essere del tutto felici, devono prima distruggere l'uomo e forse dopo continuare ad attaccare sé stessi, così, per svago.

Pettirosso da combattimento
Olio su tela
Cominciano così ad utilizzare le stesse armi dell'uomo, contro l'uomo.
Ora, guardandoci attorno possiamo notare una folta schiera di teneri animaletti pronti a rilasciare quel missile o quella bomba.

Sotto il peso delle ali
tecnica mista su tela
 A che serve nascondersi?
Il cambiamento è in atto. Qualcun'altro prenderà il nostro posto, divertendosi a sottomettere e deridere chi è più debole, o restando a guardare la partita degli oranghi in tv la domenica.
I cambiamenti avvengono.
Prima o poi, avvengono.


Asino d'assalto
olio su tela


Rafael Vindigni

martedì 25 giugno 2013

Ossessioni


Cos’è un’ ossessione? 
Se ricorriamo alle definizioni da dizionario possiamo estrapolare, in primo luogo, che essa è un fenomeno patologico che si impone ineluttabilmente ad un individuo come una rappresentazione mentale, la quale causa sentimenti di ansia. Per controllare tale sentimento di ansia una persona compie gesti rituali e determinati, che lo calmano solo apparentemente o comunque per breve tempo, in modo da non rimanere fissato su tali pensieri. Il fatto che l’ossessivo compia tali gesti per mitigare l’ansia presuppone la sua consapevolezza sulla base insensata delle sue idee, ma l’unica cosa che riesce a fare è attuare un rito, una cerimonia che probabilmente ha radici infantili- adolescenziali.

Il primo che mi viene in mente, essendo una scribacchina , è il Commissario Montalbano che ogni volta che deve parlare al telefono con il Signor Questore, inizia a ripetersi le tabelline per acquietare l’attesa di render conto alle Autorità del suo operato.

Se andiamo a cercare nei libri di psicologia, il comportamento ossessivo-compulsivo è diviso in sette ramificazioni specifiche, tutte collegate comunque al controllo della realtà e del mondo circostante. Ossessivi per igiene e batteri che si lavano mani fino a provocarsi lesioni; ossessivi sul controllo degli oggetti che contano e ricontano le cose che hanno intorno o che tutto sia lasciato proprio come era dieci minuti prima.





Ma a noi ciò interessa il giusto, dato che tali classificazioni sono forse un po’ vecchiotte per ciò che siamo diventati, per le ossessioni che nell'ultimo ventennio ci hanno invaso. Una nuova ossessione molto in voga e di cui anche io sono schiava è quella dell’informazione. Essere informati, sempre, costantemente. Sapere cosa succede nel mondo come se il nostro cuore non potesse battere e il nostro cervello lavorare senza sapere se in Turchia mietono il grano, oppure se in Pakistan le forze Onu hanno benzina. Metti caso scoppia una guerra? C'è un terremoto in Groelandia? La Russia decide di far guerra alle Isole Cayman?

E allora se passiamo troppo tempo nella natura, distaccati dai mezzi di comunicazione e informazione,respiriamo con maggior forza di quella che i nostri polmoni ci richiedono, con molta maggior forza dei disintossicati dal mondo virtuale. Compensiamo con i respiri le nostre ansie.

Ma tutto questo discorso si vuole solo avvinghiare all’ossessione nell’arte ed ai suoi effetti. Perché i comportamenti ossessivi nell’arte sono stati molteplici e non certo possiamo farli risalire alla definizione psicologica di disturbo ossessivo-compulsivo. Grazie a questi comportamenti ci è pervenuto un materiale immenso che i libri di arte classificano di solito sotto il nome di temi comuni, idee portanti, studi o ancor peggio di Serie.



Chi iniziò non si sa, ma mi piace ricordarvi l’ossessione di Michelangelo per il corpo umano maschile in movimento. Omosessuale latente e cristianissimo, studioso di anatomia, fino al giorno prima di morire ha scolpito e dipinto muscoli virili e volti. Oppure Raffaello che della Madonna con Bambino ne fece quaranta copie. Vogliamo poi parlare degli studi sulla luce del Caravaggio?

Ma facendo un salto di qualche secolo troviamo i girasoli di Van Gogh, le ninfee di Monet, l’urlo di Munch riprodotto cinquanta volte, gli squarci di Fontana e l’ossessione per la femminilità di Dalì.


Anche io ancora oggi torno su alcuni miei testi perfezionabili, perché l’idea che abbiamo visibile nella mente possa concretizzarsi in maniera anche violenta sulla tela, la pietra, la pagina, la carta fotografica.

Perché l’idea è una visione di una cosa meravigliosa, mai perfettibile, solo perfetta, ma noi umani per raggiungerla dobbiamo riprodurla, con sofferenza e determinazione, tante e tante di quelle volte solo per dargli un barlume, una somiglianza a quel qualcosa di impressionabile che ella è.



Maruska Nesti


domenica 27 gennaio 2013

Hotel Gilgamesh #3




Il pendolo oscilla. 
No, mi sembra impossibile, sta oscillando molto veloce adesso. E’ feroce, verace, questo dondolio. Il presente è un figlio di puttana. E’ presente adesso e un secondo dopo non più. Un ciclo che si rinnova ad ogni istante e a pensarlo troppo ti fa impazzire. Verrebbe voglia di spararsi, o di lanciare pietre sul pelo dell’acqua solo per aspettare che cambi il momento.

C’è un treno in arrivo, lo sento, mi prude il cuore e il mignolo destro.
Ferite diverse, eppure ferite.



Ex Chiesa San Carlo dei Barnabiti
Via S. Agostino 23
Firenze

Venerdì 1 Febbraio 20.00-24.00
Sabato 2 Febbraio 17.00-24.00
Domenica 3 Febbraio 14.00-20.00

mercoledì 16 gennaio 2013

Hotel Gilgamesh #1

Ho occhiaie dipinte da migliaia di giorni e il mare è una scorza vestita di scuro.
Le stelle, galassie, con una loro andatura e il mare è una veste dipinta di scuro.

Siamo in attesa. 
Tutti gli ospiti dell'hotel lo stanno aspettando. Gli ho fatto vedere alcune delle fotografie più famose di lui e, a parte i soliti misantropi autistici, gli altri sono stati pervasi da una certa fibrillazione. Sia gli uomini che le donne. L'effetto è stato paritario.
Ho dovuto dirglielo. Sì, è stata una mia scelta. Io l'ho contattato!
Se fosse arrivato d'improvviso avrebbero pensato che fosse uno come loro: catapultato qua da un destino che ha messo mano alle loro vite precedenti. 
Un altro disperso in questo frammento di spazio sconosciuto.
No. Lui arriva qui volontariamente. Precettato dalla mia richiesta di cambiare lo status quo, per primo quello architettonico e urbanistico, e poi, sono sicura, modificherà lo stato delle relazioni di noi abitanti di questo colle amorfo, babelico, spesso psicopatico.

La signora della stanza 413 è venuta dieci minuti fa, qui al banco della hall, a chiedermi se c'è un orario preciso di arrivo. Le ho risposto di no. Impossibile dire quando gli scambi dei binari direzioneranno il treno verso di noi. Il capostazione, un nano vestito di verde, col cappello rigido e un ghigno sul muso, gli indicherà la strada più rapida per giungere all'Hotel Gilgamesh. 

Io sarò qui, come sempre.



"Hotel Gilgamesh"

Ex Chiesa San Carlo dei Barnabiti
Via S. Agostino, 23
Firenze

1-2-3 Febbraio 2013

giovedì 6 dicembre 2012

Gala e Dalì: di quei due.



Le biografie degli artisti, ma anche quelle dei personaggi storici, mi hanno sempre affascinata. 

In particolare l'Artista mi incuriosisce: ai personaggi storici gli si deve o il coraggio o l'errore d'azione, volendo semplificare, mentre l'artista ( pittore, fotografo o scrittore che sia)  ci dona la visione di un mondo, mondo comune che passa dai suoi occhi e si trasforma, e per  comprenderlo è necessario ricercare la fonte delle sue ispirazioni generali e particolari. 
Non so qualcosa tipo un movimento ideologico, una particolare congettura storica, la storia della sua famiglia, l'accettazione dei genitori, la derisione dei genitori, il discredito alla presentazione delle sue prime opere, alcune amicizie sbagliate, l'alcool, la paura della morte o delle malattie, la follia,l'idea innovativa, l' amore.



Di Salvador Dalì, della sua pittorica surreale sappiamo molto, ma molto di quello che lui ha fatto è stato condotto in tandem con sua moglie Gala.
Gala è il soprannome che le ha dato il suo primo marito, Paul Eluard, poeta francese tra i fondatori del Surrealismo, conosciuto in un sanatorio francese e da cui ebbe una figlia. Da quelle poche informazioni che si possono recuperare sul suo primo matrimonio possiamo dire che ogni tanto Eluard andava in crisi e se ne partiva, magari con un peschereccio per qualche mese, poi tornava sempre da lei, comunque. Ma Gala, Elena all'anagrafe russa, donna benestante e di buon gusto, che fu anche mecenate di molti artisti, frequentava il gruppo dei surrealisti e per molti di loro fu modella e ispiratrice. Molti surrealisti tra cui Breton e Man Ray poi la trattarono con disprezzo ritenendola un'opportunista.


Un giorno del 1929 Eluard, Gala, il regista Bunuel e altri amici partirono per la Catalogna, per fare visita ad un Salvador Dalì venticinquenne. Chi può dire cosa si dissero con le parole, gli sguardi e i corpi quella prima volta Gala e Dalì, fatto sta che lei lasciò a Parigi Eluard e la figlioletta e si trasferì da lui, sposandolo nel 1932.





Lei aveva undici anni più di lui e nelle prime foto che li ritraggono insieme 
questo salta all'occhio. 
Lui ha sempre detto che lei lo ha salvato dalla morte. I maligni invece sostengono che Gala fosse più madre e mecenate che moglie di lui.


Ma i fatti smentiscono perchè la loro è stata una folle passione, un incendio mai spento e molto perverso. Entrambi avevano storie extra-coniugali o relazioni a tre, la più famosa forse quella con Amanda Lear, lui adorava guardarla mentre faceva l'amore con altri uomini, lui ha avuto una relazione omosessuale con Federico Garcia Lorca, anche se i benpensanti non lo vogliono dire.
Tutto questo se non è sorretto dall'amore non è possibile. Solo una cosa che è mia come la mia pelle può essere donata per essere accarezzata, toccata, sapendo che rimarrà per sempre mia.





Dalì le ha donato il palcoscenico in molti suoi quadri. Il volto e il corpo di Gala sono quelli che ritroviamo in Galatea delle sfere, Madonna di Port Ligat, Dalí nudo in contemplazione davanti a cinque corpi regolari metarmorfizzati in corpuscoli, nei quali appare improvvisamente Leda di Leonardo cromosomatizzata nel viso di Gala, Galarina, e poi ci sono le loro fotografie che parlano di un uomo e una donna uniti finche morte non li separò.
























Maruska Nesti

lunedì 8 ottobre 2012

William Kentridge – Drawing for Projection




Sudafricano,  classe 1955, artista poliedrico che spazia da regista teatrale, filmmaker, disegnatore, pittore, scultore. Senz’altro può essere annoverato tra le figure di spicco della scena artistica contemporanea,  pur non avendo apportato nessuna novità stilistica con i suoi lavori, ma utilizzando e riunendo insieme diverse vecchie tecniche, come lo stop-motion e il disegno animato, rendono unica la sua opera, proprio perché diventano un’ottimo strumento che ci permette di esplorare la nostra memoria e la nostra storia.



Le immagini utilizzate da Kentridge, e tracciate con abili segni di carboncino, sono decisamente di aspetto rudimentale, ma si ricollegano l’una a l’altra formando nuove visioni che riconducono a certe realizzazioni  surreali sulla scia di Magritte. Il montaggio dell’insieme dei video, riprende invece gli aspetti del cinema delle origini, come alcuni film di Georges Méliès. I suoi video sono ripresi tratto dopo tratto, lasciando inalterato il foglio su cui lavora, anche dopo diverse cancellature fino a quando lo spazio bianco  non diventa saturo di grafite e sfumature. Infatti rispetto all’animazione classica, Kentridge utilizza pochissimi fogli, ma apportando sopra, con l’uso del carboncino e cancellature, tutte le sequenze necessarie a realizzare questi video, definiti dall’artista “Drawing for Projection”. Tutti film non parlati ma accompagnati da raffinate musiche, spesso riprese da canti popolari sudafricani.La maggior parte dei video di Kentridge narrano la vita di due personaggi principali, protagonisti di quasi tutta la sua opera: Soho Eckstein, uomo d’affari avido e senza nessuno scrupolo, grande,  grosso e in genere con un vestito gessato, padrone di un impero edilizio, e Felix Teitlebaum, dall’animo decisamente romantico e solitamente ritratto nudo ed assorto nei suoi pensieri. 
Nel video che vi proponiamo, invece, vediamo come è Soho ad essere solitario e pensieroso. Notiamo come, penetrando con TAC e raggi X il suo cervello, prendono vita tutte le sue atrocità commesse in passato , conducendolo  lentamente ad una nuova azione introspettiva. 



                                                                                                               R. Vindigni
                                                                                                                                                                                                                            Bibliografia: William Kentridge a cura di F. Bonami