Visualizzazione post con etichetta Sesso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sesso. Mostra tutti i post

martedì 25 giugno 2013

Ossessioni


Cos’è un’ ossessione? 
Se ricorriamo alle definizioni da dizionario possiamo estrapolare, in primo luogo, che essa è un fenomeno patologico che si impone ineluttabilmente ad un individuo come una rappresentazione mentale, la quale causa sentimenti di ansia. Per controllare tale sentimento di ansia una persona compie gesti rituali e determinati, che lo calmano solo apparentemente o comunque per breve tempo, in modo da non rimanere fissato su tali pensieri. Il fatto che l’ossessivo compia tali gesti per mitigare l’ansia presuppone la sua consapevolezza sulla base insensata delle sue idee, ma l’unica cosa che riesce a fare è attuare un rito, una cerimonia che probabilmente ha radici infantili- adolescenziali.

Il primo che mi viene in mente, essendo una scribacchina , è il Commissario Montalbano che ogni volta che deve parlare al telefono con il Signor Questore, inizia a ripetersi le tabelline per acquietare l’attesa di render conto alle Autorità del suo operato.

Se andiamo a cercare nei libri di psicologia, il comportamento ossessivo-compulsivo è diviso in sette ramificazioni specifiche, tutte collegate comunque al controllo della realtà e del mondo circostante. Ossessivi per igiene e batteri che si lavano mani fino a provocarsi lesioni; ossessivi sul controllo degli oggetti che contano e ricontano le cose che hanno intorno o che tutto sia lasciato proprio come era dieci minuti prima.





Ma a noi ciò interessa il giusto, dato che tali classificazioni sono forse un po’ vecchiotte per ciò che siamo diventati, per le ossessioni che nell'ultimo ventennio ci hanno invaso. Una nuova ossessione molto in voga e di cui anche io sono schiava è quella dell’informazione. Essere informati, sempre, costantemente. Sapere cosa succede nel mondo come se il nostro cuore non potesse battere e il nostro cervello lavorare senza sapere se in Turchia mietono il grano, oppure se in Pakistan le forze Onu hanno benzina. Metti caso scoppia una guerra? C'è un terremoto in Groelandia? La Russia decide di far guerra alle Isole Cayman?

E allora se passiamo troppo tempo nella natura, distaccati dai mezzi di comunicazione e informazione,respiriamo con maggior forza di quella che i nostri polmoni ci richiedono, con molta maggior forza dei disintossicati dal mondo virtuale. Compensiamo con i respiri le nostre ansie.

Ma tutto questo discorso si vuole solo avvinghiare all’ossessione nell’arte ed ai suoi effetti. Perché i comportamenti ossessivi nell’arte sono stati molteplici e non certo possiamo farli risalire alla definizione psicologica di disturbo ossessivo-compulsivo. Grazie a questi comportamenti ci è pervenuto un materiale immenso che i libri di arte classificano di solito sotto il nome di temi comuni, idee portanti, studi o ancor peggio di Serie.



Chi iniziò non si sa, ma mi piace ricordarvi l’ossessione di Michelangelo per il corpo umano maschile in movimento. Omosessuale latente e cristianissimo, studioso di anatomia, fino al giorno prima di morire ha scolpito e dipinto muscoli virili e volti. Oppure Raffaello che della Madonna con Bambino ne fece quaranta copie. Vogliamo poi parlare degli studi sulla luce del Caravaggio?

Ma facendo un salto di qualche secolo troviamo i girasoli di Van Gogh, le ninfee di Monet, l’urlo di Munch riprodotto cinquanta volte, gli squarci di Fontana e l’ossessione per la femminilità di Dalì.


Anche io ancora oggi torno su alcuni miei testi perfezionabili, perché l’idea che abbiamo visibile nella mente possa concretizzarsi in maniera anche violenta sulla tela, la pietra, la pagina, la carta fotografica.

Perché l’idea è una visione di una cosa meravigliosa, mai perfettibile, solo perfetta, ma noi umani per raggiungerla dobbiamo riprodurla, con sofferenza e determinazione, tante e tante di quelle volte solo per dargli un barlume, una somiglianza a quel qualcosa di impressionabile che ella è.



Maruska Nesti


sabato 19 febbraio 2011

Il Sesso del Rosso


In tutte le raffigurazioni dal '400 ad oggi, il colore rosso ha sempre rappresentato passione, inizialmente quella di Cristo, poi quella dell'uomo.

Tra le due guerre mondiali però, con l'afflusso di nuove correnti, sono molti gli artisti che utilizzarono questo colore con una forza e un impeto nuovo. Se prima il rosso stava solo a “simboleggiare” la passione, ora è sangue fuori dal corpo, è carne spiattellata in faccia all'osservatore, che assiste a questa eviscerazione impassibile, ma soprattutto diventa un turbinio di passione sessuale incontrollabile.
E' soprattutto tra le guerre che i rossi si prendono maggior carico di forza, passando in poco da violenze umane a passione sessuale, come possiamo riscontrare ad esempio in alcune opere di Otto Dix (img.
Ritratto della Ballerina Anita) e di Edvar Munch (img. Il vampiro) di quel periodo, passando poi per delle opere di Francis Bacon e Lucian Freud, che ci propongono degli spaccati dove il rosso della carne fa da padrone, e ponendosi come padrini della contemporanea Jenny Saville che ci propone mutazioni androgine del corpo mezzo uomo e mezzo donna.

Se nell'ultimo novecento quindi, la modella rappresentata sopra un drappo rosso nello studio di Renato Guttuso (img. Donna nuda nello studio) ci conduce ad un sottofondo che sottolinea la carnalità sessuale, si trasforma presto in figura rossa con la contemporanea Marlene Dumas (img. Julie die vrou), dove gli occhi ammiccanti restituiscono la richiesta intuibile fatta dall'immagine raffigurata.

Oggi vedere del rosso in opere d'arte pittoriche non può che farci risalire per preconcetti al sangue e sesso.














IMG: Munch, vampire
Otto Dix, ritratto della ballerina Anita
Guttuso, donna nuda nello studio
Marlene Dumas, Jule Die Vrou 

Rafael Vindigni